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6 secondi. Il tempo che Vine vi concede per registrare i vostri video che video non sono. In realtà è come creare una gif perché, diciamocelo, in quella manciata di secondi che l’applicazione vi concede avete giusto il tempo di creare una fotografia che si muove, niente di più. Eppure ha già riscosso un enorme successo a livello planetario, è un po’ come se Twitter avesse creato l’Instagram dei video. Ma cosa ce ne facciamo di 6 secondi?

Prima iOS…

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… poi, forse, verranno Android e Windows Phone. Sì, perché per ora Vine è disponibile solo per i dispositivi Apple quindi ho dovuto chiamare in causa il mio iPod Touch per poter mettere mano a questo social network di nuova generazione e tentare di capire cosa sia passato nella mente dei suoi ideatori.

[pullquote align=”left”]Non chiamateli video[/pullquote]Ma come funziona Vine esattamente? Più o meno come ogni buon social che si rispetti: crei l’account (ovviamente ci metti meno se sfrutti un account Twitter già esistente), segui gente, ti fai seguire, commenti, esprimi il tuo gradimento tappando su una faccina che sorride e, soprattutto, condividi i tuoi contenuti. Lo so, contenuti vi fa venire in mente qualcosa di più corposo di un video di sei secondi, ma abbiate pazienza e vedrete che il termine ad un certo punto assumerà tutto un altro significato.

Come dicevo nell’introduzione, la somiglianza con una gif diventa talvolta notevole. Insomma, basta creare 2 secondi di video spostandosi leggermente e voilà: un’immagine che si muove! Per di più avete la possibilità di interrompere e riprendere la ripresa così, nel medesimo video, potete inserire qualsiasi, come, ad esempio, tutte le copertine di una rivista che riuscite a recuperare in casa o la guida al jailbreak più veloce del mondo.

Infinite possibilità

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La prima volta che ho sentito parlare di Vine ho pensato fosse più o meno inutile. Ero già munita di sarcasmo e pronta a demolirlo. Ormai però lo sapete: prima di giudicare, io provo, perché per stroncare qualcosa bisogna conoscerlo e non è per sentito dire che ci si fa un’opinione accettabile di ciò che abbiamo di fronte. Per cui, come dicevo prima, iPod Touch alla mano, ho scaricato e utilizzato l’applicazione per qualche giorno, vedendo un po’ come rispondeva il web al fenomeno, senza dare troppo peso alla stampa cartacea che di solito tende ad ingigantire fenomeni e notizie (lo so che anche voi avete visto i drammi da “Whatsapp a pagamento! Oddio, no! È la fine!“).

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Quello che ho visto in Vine sono le infinite possibilità.

[pullquote align=”right”]Non un video, ma tante immagini che si susseguono[/pullquote]No, chiaramente non sono impazzita, per lo meno non ancora. Seguite un attimo il mio ragionamento così posso spiegarvi perché non è un servizio da scartare a priori. La logica comune vuole che i video siano qualcosa di lungo, non parlo di ore (come un film), ma almeno di 2 o 3 minuti perché quello è il tempo necessario a dire qualcosa di sensato o a far vedere qualcosa che valga la pena guardare. Il video però è, alla pratica, una sequenza di immagini, quindi possiamo ribaltare la prospettiva: non abbiamo “solo 6 secondi”, ma abbiamo “ben 6 secondi” per inserire tante fotografie in successione sostanzialmente. Insomma, se Instagram immortala l’attimo e con quell’attimo cattura l’attenzione di milioni di utenti in tutto il mondo, Vine vi da la possibilità di condividere più attimi con più frame. Capite dunque che, se è possibile farsi largo e pubblicità con un solo scatto, allora è anche più facile con più scatti e più tempo a disposizione.

Mi rendo conto che suoni un po’ come una follia, quindi facciamo un esempio banale. Ho Abits e voglio farvelo conoscere. Posso fare uno screen e pubblicarlo sul web. Posso anche prendere lo stesso screen e usare Instagram sperando che con i giusti hashtag si diffonda un po’. [pullquote align=”left”]6 secondi per raccontare una storia[/pullquote]Eppure tutto quello che riuscirò a farvi vedere del mio amato sito è una sola immagine che potrebbe colpirvi come lasciarvi indifferenti, che potrebbe non dirvi niente, che non vi racconta l’amore e la passione che ogni giorno io e i miei colleghi ci mettiamo. Ecco qui che arriva Vine. Posso farvi la home, gli habits, un articolo, i miei colleghi. Questo già vi racconta qualcosa in più di quello che è il blog e di cosa facciamo, no?

Ovviamente l’esempio è volutamente semplice e al limite dell’assurdo, ma questo è più o meno quello che gli esperti di marketing hanno pensato di fronte alla nuova piattaforma creata da Twitter, tanto che ad approfittarne sono stati anche grandi brand come Toyota, Dove, Orange e Bacardi.

La morale della favola? Non guardate il limite dei 6 secondi perché è tale e quale ai 140 caratteri di Twitter: con un po’ di fantasia e le giuste accortezze potete comunicare un sacco di cose in uno spazio ristretto, potete produrre veri contenuti. Semplicemente siate creativi.

Vine: 6 secondi per stupire ultima modifica: 2013-02-09T09:00:07+00:00 da Erika Gherardi

Scritto da Erika Gherardi