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Vi stavate abituando a film più mainstream, vero? Oggi ho deciso di interrompere il trend per proporre un lungometraggio che purtroppo non è facilmente apprezzabile, anche se è riuscito a portarsi a casa ben 5 statuette agli Oscar dello scorso anno. È francese, è in bianco e nero, è muto. È The Artist.

Il film in pillole

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È il 1927 ad Hollywood e George Valentin è all’apice della sua carriera da attore, attore di cinema muto. Un giorno, uscendo dal cinema dopo la proiezione del suo ultimo successo, viene fotografato con Peppy Miller, un’ammiratrice che poco tempo dopo ritroverà sul set di un suo film nel ruolo di comparsa. La ragazza comincerà a fare carriera, soprattutto con l’avvento del sonoro che segnerà invece la fine della carriera di George, incapace di accettare il cambiamento e attaccato ancora al caro vecchio cinema muto. Naturalmente la storia non finisce qui. Qui è dove la storia si fa interessante.

[pullquote align=”left”]Un tuffo nel passato. Ed è subito magia[/pullquote]Ma per arrivare a questo punto vi servirà una certa dosa di pazienza, ma soprattutto di passione, perché The Artist è un lungometraggio datato 2011 che racconta una storia vecchia con un metodo antico: un bianco e nero muto. Eppure non annoia. Incanta. Incanta perché è come tornare indietro nel tempo e farsi guidare dalle immagini, più coinvolgenti ed espressive di qualsiasi dialogo.

Non è un caso se The Artist, un film unico nel suo genere e non adatto alla massa abituata a blockbuster con effetti speciali che sbucano da ogni angolo, ha vinto ben 5 Oscar, tra cui Miglior Film e Miglior Regia (ad opera di Michel Hazanavicius). Vi pare poco?

Divi del passato

Ho visto questo film due volte. Entrambe le volte sono rimasta attaccata allo schermo, incapace di fare altro perché tutto quello che hai sono le scene che scorrono sullo schermo e su quelle ti devi concentrare. All’inizio ti chiedi come farai a reggere un’0ra e mezza senza che si dica mai una parola, costretto a guardare ogni frammento della pellicola per non perderti niente, ma è questione di minuti.  Ad un tratto l’unico sonoro che ti serve è la colonna sonora, splendida, raffinata, discreta, che ti guida minuto dopo minuto mentre la storia si dispiega davanti ai tuoi occhi.

È subito amore.

[pullquote align=”right”]La colonna sonora, la storia, ma soprattutto due splendidi protagonisti[/pullquote]Ma non basta una splendida soundtrack a conquistare lo spettatore, serve dell’altro. Serve la magia. E qui c’è e non sai nemmeno esattamente da dove venga perché la storia non brilla per originalità, seppur non sia affatto scontata. Quello che conta qui sono i protagonisti e non solo perché i due attori, Jean Dujardin e Bérénice Bejo, sono a dir poco straordinari nei loro ruoli, in grado di dare spessore a personaggi che non parlano con la sola mimica. In realtà a colpire sono George e Peppy.

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George è un divo: famoso, ricco, pieno di talento, incantatore di folle. Dietro la modernità di una figura che si stava facendo largo all’epoca, agli albori del cinema, troviamo però un uomo del passato legato al passato, incapace di abbandonare quello che l’ha reso famoso, in un costante misto tra bisogno di sicurezza e amore per il suo lavoro, per quel muto che permette all’attore di evolversi ad artista, perché altrimenti non riuscirebbe a trasmettere nulla a chi lo guarda.

George dà al suo lavoro, alla sua arte tutto quello che ha e cerca in ogni modo di arginare la sua discesa, sperando di riuscire a far capire alla gente che il sonoro non è l’unica via. Eppure opporsi con fermezza invece che cercare di approcciare ciò che è nuovo non è la soluzione migliore per dimostrare quanto è artista nell’animo, ma lui non lo capisce, non è pronto al cambiamento e così il suo mondo finisce per crollare inesorabilmente senza che lui possa fare niente.

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Ma non è tutto perduto, perché c’è lei: Peppy. Spontanea, meravigliosa, umana fino all’ultimo secondo. Una qualità che sa di passato, che restituisce speranza, che ti allarga il cuore. La protagonista femminile di The Artist non cambia mai, per tutto il film. Diventa una diva, osannata dai fan, richiestissima ad Hollywood e circondata da ammiratori, ma rimane dolce, ingenua ed amorevole fino all’ultimo istante. Fino a quando non ti rendi conto che è amore e che per una volta è tutto così stupendamente equilibrato e scarsamente maschilista. Lei salva lui e gli ridà speranza. Gli ridà voce.

Questo film racconta due meravigliose storie d’amore: quella tra Peppy e George, ma soprattutto quella tra George e il suo lavoro. E forse è questo che incanta e commuove, il fatto che il cinema sia capace di raccontare l’amore per il cinema, anche quando è senza colore e senza voce.

 

 

The Artist: una magia in bianco e nero ultima modifica: 2013-01-09T09:00:56+00:00 da Erika Gherardi

Scritto da Erika Gherardi