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È un po’ come Cinquanta sfumature di grigio: tutti ne parlano, molti lo provano, alcuni lo condannano a priori, altri a posteriori. Ecco, quest’ultimo, di solito, è il mio caso, il caso di chi, con coraggio, affronta il Lato Oscuro della Forza sperando di non rimanerne affascinato. E così, dopo aver posto resistenza per settimane e settimane, in una triste serata di pioggia e insonnia l’ho fatto: ho scaricato Ruzzle.

Se non ne avete mai sentito parlare, mi dispiace molto per aver appena interrotto questo trend positivo; in ogni caso siete ancora in tempo per chiudere l’articolo e andare a leggerne un altro. Pensateci bene perché poi non si torna più indietro. Vi lascio tempo per pensarci.

Fatto?

Ancora qui? Bene, ma non ditemi che non vi avevo avvertito. Dicevamo: Ruzzle. È il social game più in voga del momento, è disponibile su iOS e Android, ha raggiunto un numero imbarazzante di download e riesce a far parlare di sé da settimane, con utenti che vanno millantando performance che farebbero impallidire i membri dell’Accademia della Crusca e i premi Nobel per la letteratura (scusateli, non sanno quello che fanno). Molti l’hanno chiamato “Scarabeo digitale”. Ecco, non so a cosa avete giocato voi, ma lo scarabeo è un’altra cosa, è più articolato. [pullquote align=”left”]Fuori i vocabolari! È tempo di far finta di essere dei letterati[/pullquote]Questo è il paroliere 2.0. Tutto quello che avete è una griglia di lettere, 4×4, all’interno delle quali dovete trovare il maggior numero di parole possibili, ma solo se le lettere sono contigue; naturalmente lo scopo del gioco è trovare più vocaboli, fare più punti e annientare l’avversario, anche perché senza nessuno da battere non sarebbe “social” e non sarebbe così chiacchierato.

Le ragioni del successo

Ci ho pensato a lungo, ma risalire alla scintilla che ha fatto esplodere i download di Ruzzle è alquanto difficile. È come Draw Something: un giorno non sai che esiste, il giorno dopo passi la giornata a disegnare, ma non sai esattamente perché, ad un certo punto, tutti abbiano deciso di giocarci.

Qualche motivazione però, almeno legata al mantenimento del successo, è possibile trovarla. Io ad esempio ne ho individuate 3:

  1. è semplice, veloce e utile
  2. è freemium
  3. è un sfida

2 minuti, solo 2 vedrai…

abits_ruzzle_tempo

Una delle caratteristiche base di un social game ai giorni nostri è la possibilità di giocarci rapidamente, in qualunque posto, senza complicazioni, perché la realtà è che siamo sempre tutti iper-impegnati per cui lo svago va concentrato nei momenti morti tipo quelli passati sui mezzi, nelle pause caffè, in coda sulla tangenziale e al supermercato. Ogni app che permetta di sfruttare questi buchi temporali è destinata ad avere successo.

Ruzzle richiede mediamente due minuti a partita. Il tempo di finire il vostro caffè o la vostra sigaretta per poi tornare al lavoro.

[pullquote align=”right”]Il primo punto di forza? L’immediatezza[/pullquote]Ma ovviamente non è solo una questione di tempo. L’immediatezza è dettata anche dall‘interfaccia semplice ed intuitiva e dal meccanismo di gioco: potete giocare in differita, potete usare una mano sola, potete trovare uno sfidante in un batter d’occhio. È tutto a portata di tap e, in un’era dove la perdita di tempo è bandita, questo fa la differenza, soprattutto perché non state giocando ad Angry Birds, ma al paroliere, che suona più come “Sto allenando la mente con Brain Training” piuttosto che come “Non avevo niente da fare e quindi ho iniziato a coltivare melanzane su FarmVille“.

La trappola primaria di Ruzzle è questa: nella sua semplicità ed immediatezza trasmette all’utente un senso di utilità. Come se leggesse lo Zingarelli per ampliare il suo vocabolario nei minuti di disimpegno che la giornata gli offre.

Gratis, ma non troppo

Il freemium è una trappola mortale che scatta sempre dopo, perché prima ovviamente devi prenderci un po’ gusto, altrimenti i tuoi soldi non li doni agli sviluppatori quando esiste una versione gratuita con cui puoi comunque divertirti. Ma, si sa, l’essere umano non si accontenta di default e ad un certo punto vuole di più e così comincia ad informarsi per scoprire per quali assurdi motivi dovrebbe investire 2,50 euro in questa applicazione. L’ho fatto anche io, per pura curiosità, ed eccole qui le “features” in più:

  • numero illimitato di partite in corso contemporaneamente
  • accesso alle statistiche
  • possibilità di vedere tutte le parole una volta terminato il round
  • rimozione della pubblicità
A proposito, leggi anche:   Guerre di brevetti e popcorn per gli utenti

L’ultimo punto da solo potrebbe spingervi all’acquisto perché gli sviluppatori di questo gioco non sanno cosa voglia dire “non-invasivo”. La pubblicità è enorme, esce alla fine di ogni turno e si affianca al countdown obbligatorio a cui siete sottoposti prima di dire al software “Sì, andiamo avanti perché la versione Premium non la voglio“. [pullquote align=”left”]Pubblicità, pubblicità everywhere![/pullquote]Il sentimento preponderante è a metà tra la rabbia e la frustrazione, perché se fai una versione gratis mi aspetto come minimo che non mi faccia venire voglia di lanciare il telefono dalla finestra solo perché tu hai deciso di guadagnare con qualsiasi metodo consentito dalle rispettive piattaforme. Un limite ci dovrebbe essere e quelli di MAG Interactive l’hanno superato.

Esattamente poi non so cosa possiate farvene delle altre funzioni. Pensate di giocare 20 partite alla volta? Dovete farci la tesi in Scienze Statistiche con i risultati? Oppure non vedete l’ora di scoprire quali fantasmagoriche parole vi sono sfuggite? Non so voi, ma io posso vivere senza tutta questa roba.

I più attenti di voi sapranno che non ho ancora menzionato l’ultima delle features sbloccabili con la versione Premium: la modalità con cui esercitarsi da soli offline. Di questa però parliamo nel paragrafo successivo.

Sono più bravo di te

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Possiamo stare qui a raccontarci scuse di ogni tipo, ma la verità ultima è che chi gioca a Ruzzle vuole battere gli avversari e dimostrare di essere più bravo, di saperne di più, di essere una persona di cultura. Insomma, si tratta di imporre in qualche modo la propria superiorità.

[pullquote align=”right”]Challenge Accepted![/pullquote]Finché gli avversari sono sconosciuti, poco importa, ma Ruzzle integra i social network e permette di sfidare gli amici e pochi sopportano la sconfitta ripetuta con onore. Ecco perché poi la gente compra l’applicazione: perché si può esercitare offline, può migliorare e può chiedere la rivincita per riparare alla ferita narcisistica subita.

Sappiate che è un’illusione. Il vostro livello di cultura o di intelligenza non lo misurate in un gioco, così come non siete Michelangelo se i vostri disegni sono facili da capire a Draw Something. Le abilità che entrano in gioco sono altre, comunque importanti, ma non state dimostrando la vostra superiorità intellettuale solo perché avete visto 27 parole invece di 15. Alla pratica potreste avere la capacità di scrittura di un bambino di 8 anni e questo sì che è qualcosa che dovrebbe preoccuparvi.

Una NON-dipendenza

Ad essere onesta sono partita più prevenuta che mai nei confronti di Ruzzle, anche solo per il fatto che ne parlassero tutti visto che l’ultima volta che il mondo si è focalizzato su qualche dubbio fenomeno mi è toccato leggere la trilogia di Cinquanta sfumature. Ma come dicevamo all’inizio, è buona norma provare le cose prima di giudicarle quindi ci ho giocato per qualche giorno, ho esplorato le funzionalità della versione gratuita e alla fine ho deciso: non lo sopporto.

[pullquote align=”left”]Non chiamatelo social game[/pullquote]La pubblicità è troppo invasiva e le persone lo vivono come un’eterna competizione. Non è un social game, è un anti-social game. È nato per permettere ai più narcisisti di imporre la loro superiorità in qualche campo illudendo per altro la gente che il tempo sia speso per una questione quasi di cultura, non per soddisfare il proprio ego dietro ad un giochino di dubbia utilità. È nato soprattutto per fare soldi facendo leva sulle cose sbagliate. Draw Something è il social game che vorrei vedervi giocare se proprio vi piace il genere. Non si compete, si collabora. E ci si diverte parecchio.

Niente Ruzzle-dipendenza per me. La metà del tempo non mi ricordo neanche di avere delle partire in corso, non vivo i vari turni come se fossero incontri di box, non mi è passato neanche per l’anticamera del cervello di investire i miei soldi in questa applicazione. In compenso penso sia ora di disinstallarlo prima che tutta quella pubblicità mi faccia defenestrare lo smartphone.

E voi? Siete vittime di questo gioco oppure fate parte del mio stesso club?

 

 

Ruzzle – Storia di una NON-dipendenza ultima modifica: 2013-01-28T09:00:05+00:00 da Erika Gherardi

Scritto da Erika Gherardi