abits_manga_golden_boy_kintaroGolden Boy è stato uno dei primi anime/manga che hanno fatto sì che mi avvicinassi a questo colorato e multiforme mondo, un prodotto che ha degli alti e bassi sconvolgenti ed a tratti deliranti, ma che merita comunque una menzione nel panorama fumettistico giapponese.

C’erano estati, anni fa, in cui i pomeriggi freschi ed allo stesso tempo assolati di un ragazzino isolano nel bel mezzo del Mediterraneo erano allietati ed accompagnati da ciò che in tv decidevano di passare, e MTV era un serbatoio incredibile di nullafacenza mista a risate. Il prologo del motivo che mi portò, anni fa, ad acquistare questo manga è tutto qui: noia mista a curiosità.

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L’anime di Golden Boy, trasmesso in Italia appunto da MTV a partire dal 1999, tratta però soltanto una piccola parte di ciò che accade nel manga (il primo volume), la parte più leggera e spensierata e forse l’unica che valga la pena leggere e che si può apprezzare davvero in pieno.

Il manga parla di Kintaro Oe, venticinquenne che, stanco della propria vita e convinto che dall’università non possa più imparare nulla, lascia la facoltà di legge di Tokyo ed inizia a girare il Giappone in sella alla propria mountain bike, facendo spola da una città ad un’altra, inventandosi mille lavori e conoscendo ogni volta ragazze diverse, imparando sempre qualcosa da ognuna di esse e soprattutto lasciando un pezzo di sé in ogni posto in cui si trova a passare, un segno profondo, la maturità nell’immaturità di un ragazzo che viaggia per imparare ma che finirà per lasciare più di quel che porta via.

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Un’idea niente male quella di Tatsuya Egawa, noto ai più oltre che per Golden Boy per Be Free e per l’immortale Dead Man, ma che ben presto prende una piega inaspettata. Il manga infatti arriverà al decimo volume, in un crescendo di scene spinte ed al limite del porno (sempre e comunque censurato, perlomeno a livello prettamente figurativo, in Giappone), storie malate e sesso sfrenato, che porteranno ad una conclusione non del tutto convincente e, soprattutto,  che lascia l’’amaro in bocca se si pensa a come le cose avrebbero potuto essere gestite in maniera differente, tenendo il manga sull’onda della leggerezza e della spensieratezza, con il protagonista a rappresentare la rivincita della vita, quella vera e vissuta, nei confronti dell’ordine sociale e morale imposto nella società giapponese.

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Di certo la componente un po’ porno è parte integrante di molte opere di Egawa, che però in questo caso probabilmente toglie più di quello che riesce a dare e riesce nel far scadere un’opera che avrebbe potuto rappresentare una delle più belle storie di vita nel mondo dei manga.

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A livello tecnico il manga risulta molto ben disegnato e comunque interessante. Facilmente recuperabile in Italia visto che dopo la prima edizione tricolore che conta più di una decade, proprio l’anno scorso la J-pop ne ha rilasciato una ristampa totalmente nuova.

Il manga in Giappone in realtà non è mai terminato in quanto il decimo ed ultimo volume non è una propria e vera fine, ma risulta quasi essere un’interruzione, a quanto pare ordinata dalla  Shūeisha per la piega troppo spinta che la storia aveva preso (ricordiamo che proprio quest’ultima risulta essere poco tollerante relativamente alle storie troppo perverse o sessualmente esplicite).

Insomma un manga che risulta essere quasi un’idea castrata, un bocciolo che è diventato una rosa dalle troppe spine e che, senza la deviazione porno, avrebbe potuto rappresentare una delle opere fumettistiche più interessanti del panorama culturale del sol levante.

Quando la perversione può rovinare un’opera d’arte: Golden Boy ultima modifica: 2013-06-24T00:30:01+00:00 da Mario Cerutti

Scritto da Mario Cerutti

Nato nel settore ZZ9 Plurale Z Alfa e da li mai trasferitosi, decide, preso dalla noia, di studiare comunicazione, e travolto dalla vita a fare poi tutt'altro. Ho molte passioni e poco tempo per goderne. Nel tempo libero vivo.