Vista la portata del fenomeno, per noi parlare di Prometheus era inevitabile. Ma, vista la portata del fenomeno, appunto, era inevitabile che la rete si riempisse di discussioni al riguardo. Dal mio canto, ho trovato stimolante inaugurare il mio ingresso ad Abits parlandovi proprio di questo film così atteso e così controverso.

Premessa

Mia prerogativa, nel parlare di pellicole cinematografiche, è di perdere prima di tutto del tempo a leggere le recensioni di qualcun altro, ma, soprattutto, i commenti che ne seguono, perchè se il giudizio lo fa in parte la critica, molto di più lo fa lo spettatore medio, dall’ alto del suo biglietto pagato.
Questa mia consultazione preventiva non è atta a trovare uno spunto per la creazione dell’ articolo, quanto piuttosto a evitare, nei limiti del possibile (fin tanto che il soggetto trattato è lo stesso), di scrivere un wall text di materiale già letto su decine di altri portali e, anzi, di fornire qualcosa di realmente interessante per lo spettatore medio (come sono io, in quanto non professionista di cinema) che vuole capire di più sul soggetto trattato.

Arrivato in Italia dopo quasi una stagione di tempo, ho visto l’ ultima fatica di Ridley Scott una domenica pomeriggio in un cinema che, fortunatamente, lo proiettava solamente in digitale, né in 3D né in qualità standard.
Dico fortunatamente perché stiamo parlando di un pellicola che diventa ancora più piacevole quando si riesce ad apprezzarne ogni dettaglio visuale, che si perderebbe altrimenti con una bassa grana di proiezione piuttosto che con un ingrigimento di tutti i toni di colore dato dagli occhialini 3D (anche se il fenomeno pare sia stato ben livellato in questo caso).

La grande premessa da fare su Prometheus è che è un film che, in un modo o nell’ altro, resta molto forte nella mente dello spettatore.

L’ impatto

[pullquote align=”right”]Un film che riempie gli occhi[/pullquote]Vista la mia passione per quello che è il “packaging” del prodotto offerto all’utente, ci tengo a parlare di come Prometheus sia un qualcosa di egregio sotto quest’ aspetto; la sua pulizia grafica, l’ ampiezza di respiro di alcune inquadrature, la palette cromatica scelta che si muove su colori lievemente desaturati, il design di oggetti, veicoli, ambienti, creature è terribilmente appagante e lo trasformano in un luminoso dipinto alieno.
In questo senso, questo film, soddisfa in ogni istante e riempie gli occhi senza intoppi.

Quando vediamo apparire gli Ingegneri, volendo citare la protagonista, abbiamo davanti proprio il tipo di creatura aliena a cui “vogliamo credere” tanta è la magnificenza e il gusto ideativo.

Ogni ambiente è pensato ad hoc per quello che è il mood della situazione; da una sala di comando aliena a dei cunicoli bui, da una stanza medica ad una vallata pietrosa.
Anche la sensazione di oppressione e claustrofobia (che potrebbe rimandare alla serie Alien) è ottimamente resa nei dovuti passaggi.

Il film

Prometheus, nelle sue due ore di durata, si articola in maniera, in vero, piuttosto eterogenea e con una brusca virata in corrispondenza della metà circa.
Se per la prima ora siamo colti da stupore, da un senso di grandiosità ed ammaliati da tutta una serie di scoperte e di avvenimenti, già quasi a partire dal sessantunesimo minuto, per così dire, iniziano ad entrare in scena delle ‘crepe’ che finiscono irrimediabilmente per mutare in profondi, tragici buchi logici affiancati da situazioni inspiegabili, prive di senso o, addirittura totalmente inutili.
Si palesano comportamenti dei personaggi privi di ogni tipo di razionalità, sequenze di causa/effetto assolutamente non verosimili per quella che è la realtà del film (ma anche per la nostra, spesso) e interazioni fra i protagonisti stucchevoli ed inconcludenti.
Si parte da sviluppi di trama obsoleti e slegati dalla continuity (come per quanto riguarda l’ anziano signor Weyland) fino ad accadimenti che non hanno un perché, un vero senso di essere o comunque mancano di sensatezza (culminanti in uno spiegone tappabuchi elargito da un personaggio, senza alcun motivo, invece che dagli sviluppi di trama).

[pullquote align=”left”]Una scrittura che fa acqua proprio quando dovrebbe sorreggere il film[/pullquote]Questo fa sì che per la seconda metà del film lo spettatore si ritrovi a storcere il naso di fronte a tale confusione, causata da errori di scrittura decisamente grossolani ed inaccettabili, dovendo riempire il gap logico con ragionamenti propri (perdendo ancor di più il disconnesso filo degli eventi) e ricerca di nessi relazionali fra le varie situazioni che si avvicendano sullo schermo; cosa che uno spettatore al cinema non dovrebbe MAI ritrovarsi a dover fare.

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Il magnifico fulcro della creazione dell’ uomo ad opera di sconosciute creature aliene viene solo in parte adombrato da quanto sopra, ma abbastanza da non poter godere appieno della genialità dell’ idea, bacata com’è dalla sostanza che dovrebbe svilupparla, sorreggerla e portarla a compimento.

La trama si trascina quindi a stento verso la fine, una fine aperta a quello che sarà, ora lo sappiamo ufficiosamente, il probabile sequel.

Le considerazioni

Al di là di ogni considerazione fatta precedentemente su Prometheus nel precedente paragrafo, va considerato quello che è in fin dei conti questa pellicola; non quello che è stato pensato nel generarlo, evidentemente, ma quello che il prodotto finale, in un modo o nell’ altro, delivera.
[pullquote align=”left”]Un senso di profonda indignazione ma anche di profonda meraviglia[/pullquote]E quello che ci lascia Prometheus è un senso di profonda indignazione nei confronti di così infantili sbagli in fase di scrittura, ma anche una grande meraviglia, un profondo stupore, un fascino grande che ci resta dentro per giorni.
Prometheus è un film che, come successo a me, si può amare ed odiare contemporaneamente, con pari intensità e che, nonostante la valutazione finale, vale la pena andare a vedere, pur sapendo che si uscirà dalla sala in parte arrabbiati.
Al giorno d’ oggi siamo pieni di film sci-fi di dubbio contenuto e blanda sostanza (io in primis sono un cultore di blockbuster movies a la Transformers), ma imbattendosi in un così ben confezionato amalgama d’ atmosfera e realtà horror-fantascientifica, tali mancanze passano, ben lungi dall’ essere perdonate, forse quasi in secondo piano.

Prometheus non è un capolavoro, ma è senza dubbio qualcosa di significativo, è un universo che funziona anche a discapito della dubbia popolazione che lo abita.

Alla linea d’ arrivo, quel che colpisce di più, oltre al già citato impatto, è la spropositata quantità di ‘informazioni a perdere che il film ci dà, da ben distinguere dalle situazioni illogiche di cui si parlava poc’ anzi.
Chi conosce la serie Lost ha sicuramente riconosciuto quello che è lo stile di Lindelof, che ha collaborato allo sviluppo in veste di produtore esecutivo, nel creare moltitudini di misteri insoluti, quasi religiosi, mitologici.
È uno stile che si ama o si odia, ma che crea una sorta di riverenza nei confronti del prodotto finale.
In un periodo in cui siamo abituati a film che ci danno tutte le risposte il riscoprire la presenza di grandi domande che non hanno una risposta, di misteri universali, ha un suo gusto, un piacere proprio.
Il tutto si sposa a meraviglia con quella che è poi la tematica creazionista di Prometheus.

La recitazione è semplicemente nella media, come già detto un po’ ovunque: Si parla in particolare di una Charlize Theron un po’ sprecata per una parte algida e priva di spessore e di una Noomi Rapace protagonista, qui più qui meno azzeccata, ma di apprezzabile interpretazione.
Una menzione speciale va al glaciale e asettico Michael Fassbender, particolarmente riuscito nei panni dell’ androide David.

[pullquote align=”right”]Un prequel che prequel non è[/pullquote]Un aspetto molto discusso online è quanto questo film sia legato e coerente con la saga di Alien, da cui deriva in quanto ‘prequel’, e quanto ne permetta un collegamento logico piuttosto che un’ appartenenza di ‘retaggio’.
In questo, Prometheus, è un degno erede spirituale della mitologia di Alien, in quella che è, leggete bene, la sua cifra stilistica e niente di più.
E la cosa, di nuovo, funziona.
Cercare ogni ulteriore appartenenza e rispetto alla saga originale è del tutto superfluo ed inappropriato (per ora).
L’ accomunanza di elementi ricalcati, quale la somiglianza di termini della missione, di crew della nave spaziale e di personaggi che la compongono è da interpretare, a mio avviso, più come un elemento atto a far sentire ‘a casa’ i veterani della saga, e a fornire un curioso clichè ai nuovi avventori, che non a riciclarne aspetti.
Questo perchè Prometheus viene concepito sì come prequel, ma anche come film perfettamente funzionante in quanto stand alone e come prima gittata di fondamenta per porre la basi di una nuova possibile saga.

Quel che posso consigliarvi personalmente è di non lasciarvi scappare uno dei più interessanti film degli ultimi tempi, senz’ altro per originalità d’ idea.
Per quanto riguarda la rabbia post-visione, beh, probabilmente presto si trasformerà in fame di formulazione di teorie riguardo il futuro delle vicende di Prometheus, così come sta accadendo un po’ ovunque su Internet.

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  • Titolo Originale: Prometheus
  • Anno: 2012
  • Regista: Ridley Scott
  • Genere: fantascienza
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Prometheus: un successo cigolante ultima modifica: 2012-10-05T13:00:45+00:00 da Nicolas Sangalli

Scritto da Nicolas Sangalli