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Le leggende metropolitane sono tante e spesso prive di ogni possibile fondo di verità. Dai chupacabra ai rettiliani, da MothMan alla presunta presenza del cervello nei tronisti di Uomini e Donne. Ma quando la leggenda metropolitana incontra il videogame e la manipolazione mentale attraverso messaggi subliminali, la cosa si fa più interessante. Parliamo di Polybius, gioco che a quanto pare dona incubi, terrore e angoscia a chi lo gioca.

Portland, trent’anni circa fa. Un ragazzino mette un gettone all’interno di un cabinato, il gioco è nuovo, strano, con stimoli visivi iper eccitanti, con un gameplay apparentemente senza senso, super immersivo e frenetico. Lo stesso ragazzino la notte seguente soffre di terrore notturno, insonnia, nausea. Nei giorni successivi allucinazioni, depressione e dipendenza dal gioco.

La leggenda narra che per un periodo, tanti anni fa, questo cabinato appare in qualche sala giochi dell’Oregon. Il gioco si presenta come molto strano, colorato e pieno zeppo di messaggi subliminali e stimoli visivi.

Ad aggiungere mistero alla faccenda la strana abitudine di alcuni uomini vestiti di nero che si recavano ciclicamente nelle sale giochi in questione a smanettare con il menù operatore del cabinato, scaricavano log e dati e poi sparivano nel nulla. Nello stesso periodo la stragrande maggioranza dei clienti delle varie sale iniziano a sentirsi male, a soffrire di attacchi epilettici, terrore notturno, incubi, depressione, qualcunò arrivò persino al suicidio.

Ad un certo punto della vicenda gli stessi uomini vestiti in nero presero tutti i cabinati e li ritirarono per sempre, distruggendo il gioco e lasciando il mondo con una domanda. Cos’era Polybius?

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Le ipotesi sono tante, alcune affascinanti, alcune molto fantasiose. Si passa dal presunto esperimento dell’intelligence americana che tentava cosi di trovare un modo per manipolare le menti e stimolare determinati comportamenti attraverso l’utilizzo del mezzo videoludico, alla semplice creazione andata a male di una nuova tipologia di game (tesi accreditata dalle dichiarazioni di Steven Roach che all’epoca dei fatti lavorava per lo studio di produzione Sinneslöschen (in tedesco letteralmente estinzione dei sensi) responsabile appunto del progetto) e cosi si spiegherebbero anche gli uomini vestiti di nero, che non erano altro che i dipendenti dell’azienda addetta al ritiro.

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Di Polybius non rimane nulla, se non qualche citazione nei Simpson, qualche foto sbiadita, e le dichiarazioni occasionali di fantomatici gestori di sale che ne entrano in possesso per caso, e che talvolta affermano di essere riusciti ad entrare nel menù operatore (attraverso l’utilizzo di codici numerici che fanno apparire la botola di Lost una dilettante) e di aver trovato una serie di funzioni ed opzioni atte a manipolare le menti dei gamer, provocare determinati comportamenti o stati d’animo, indurli all’obbedienza civile.

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Esiste una versione di Polybius in giro su internet, molto probabilmente realizzata da fan sulla base dei racconti trovati che noi abbiamo provato per voi, e sebbene probabilmente non si tratti dell’originale, dopo un’ora di gioco sono apparsi terrore notturno, incubi, insonnia ed un gran mal di testa accompagnato a nausea. Insomma un gioco da cui tenersi alla larga.

Di certo non sappiamo quanto di vero ci sia in questi racconti ma questa storia rappresenta un monito alla pericolosità che determinati stimoli, in determinate condizioni, possono creare nella mente umana. Insomma a quanti non è mai capitato di sentirsi “strani” dopo lunghe sessioni di gioco?

State attenti… Polybius potrebbe essere stato soltanto l’inizio!

Se qualche temerario volesse provarlo, vi lasciamo il link!

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Polybius, il videogioco maledetto ultima modifica: 2013-05-13T00:30:00+00:00 da Mario Cerutti

Scritto da Mario Cerutti

Nato nel settore ZZ9 Plurale Z Alfa e da li mai trasferitosi, decide, preso dalla noia, di studiare comunicazione, e travolto dalla vita a fare poi tutt'altro. Ho molte passioni e poco tempo per goderne. Nel tempo libero vivo.