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Esisteva una volta il copyright. Quella fastidiosa cosina per cui se decidevi di suonare, mostrare, copiare, modificare qualcosa di qualcun altro non lo potevi fare. O lo potevi previo pagamento. Esisteva il diritto d’autore. Nasceva nel momento in cui l’opera era terminata e tutelava chiunque creasse qualcosa. Tanto che la gente non andasse in giro a spacciare per propria, e a guadagnare, sulla tua fatica. Ma è acqua passata. Il copyright è acqua passata. O meglio, non è che non esista più, è stato affiancato da un nuovo modo di tutelare i diritti d’autore: il copyleft.

Il copyleft (chiamato anche permesso d’autore) indica che l’autore lascia che la propria opera venga sfruttata da altri, pur nel rispetto di alcune condizioni essenziali. Originariamente il copyleft era stato ideato nell’ambito della creazione di software dove chi aveva creato un programma lo concedeva ad un altro il quale lo migliorava, ma non permetteva all’ideatore originario di usufruire delle migliorie.

Dall’informatica alla musica: tutto può avere una licenzaDa qui si iniziò a lavorare sul concetto di permesso d’autore. Dal mondo dell’informatica, poi, l’idea si è diffusa anche negli ambiti dove il diritto d’autore la faceva da padrone indiscusso: musica, cinema, fotografia. Qualsiasi espressione artistica in generale. Nel momento in cui dj effettua un remix, per esempio, a chi appartengono i diritti dell’opera? Serviva un’autorizzazione dell’autore per poter modificare la canzone originale? La cosa più comune era far finta di niente e sperare che non succedesse nulla. Come passare con il rosso e giustificarsi con se stessi dicendo “sembrava arancione”. Come se non bastasse l’avvento di Internet e l’accessibilità a nuovi fonti e strumenti avevano creato grossi problemi in campo legale.
6 licenze per ogni esigenza
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In questo limbo legislativo a vederci più lungo degli altri furono quelli di Creative Commons. Individuarono un bisogno delle persone e si attrezzarono per risolverlo. Il motto di Creative Commons è alcuni diritti riservati. Ovvero hanno stilato delle licenze che se sottoscritte proteggono alcuni dei diritti dell’autore lasciando però la libertà di usufruire dell’opera da chiunque ne abbia interesse.

Le licenze Creative Commons sono essenzialmente sei.

Attribuzione: concedete qualsiasi utilizzo, anche commerciale, e consentite l’alterazione di quanto avete prodotto. Ad esempio se avete fotografato un tramonto, consentite a chi prende la vostra foto di poterla modificare, fare un fotomontaggio, e cose simili. L’unica cosa che chi utilizza l’immagine deve sempre fare (anche in caso di modifiche o opere derivate!) è la citazione del vostro nome.

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Attribuzione-Niente opere derivate: concedete qualsiasi utilizzo a patto che non vengano effettuate modifiche o opere derivate, e venite citati come autori.

Attribuzione-Non commerciale-Niente opere derivate: concedete qualsiasi utilizzo non commerciale, a patto che non vengano effettuate modifiche o opere derivate, e venite citati come autori. In questo tipo di licenza, se qualcuno modifica il vostro materiale e lo utilizza per scopo commerciale commette due illeciti. Chi modifica un immagine o quant’altro abbiate prodotto e poi lo utilizza senza il vostro permesso è perseguibile.

Attribuzione-Non commerciale: consentite di utilizzare la vostra opera per scopi non commerciali, a patto di venire riconosciuti come autori anche in caso di modifiche che con questa licenza consentite di fare.

Attribuzione-Non commerciale-Condividi allo stesso modo: consentite di utilizzare la vostra opera per scopi non commerciali, ma chiunque la utilizza per creare qualcosa deve a sua volta obbligatoriamente consentire ad altri di utilizzare la popria creazione con questa stessa licenza. Voi rimarrete sempre citati come autori originari per la vostra parte dell’opera.

Attribuzione-Condividi allo stesso modo: consentite di utilizzare la vostra opera per scopi commerciali, ma chi la utilizza deve rilasciare la propria creazione con questa stessa licenza. E voi rimarrete sempre citati come autori originari di parte dell’opera.
Perché scegliere una licenza CC
La domanda che tutti vi state ponendo è: a cosa servono le licenze Creative Commons? Ovvero, perché dovrei lasciare che qualcuno diffonda qualcosa di mio senza guadagnarci nulla?

Nell’era del web 2.0 CC vuol dire pubblicitàEssenzialmente per un motivo filantropico, ma non solo. Oltre al piacere che si può trarre dal fatto che qualcuno utilizzi il proprio lavoro c’è anche un fattore pubblicità. Il fatto che la mia opera possa essere diffusa in modo più semplice data la mancanza di vincoli legali risulta sicuramente un vantaggio in termini di immagine.

D’altro canto le licenze Creative Commons non potranno mai sostituire il copyright vero e proprio. Fare un lavoro di qualità richiede tempo e denaro, nessuno accetterebbe di consumare risorse per poi non vedere riconosciuta la propria fatica in termini economici. Non sarebbe nemmeno giusto.

La conseguenza inevitabile è quindi che le opere protette da questa sorta di copyleft sono di qualità inferiore rispetto a quelle coperte da copyright, per il principio secondo cui la qualità si paga. Per fare un esperimento: le immagini di questo articolo sono coperte da Creative Commons, come vi paiono?

Permesso d’autore ultima modifica: 2013-04-18T09:00:33+00:00 da Stefano Gallinaro

Scritto da Stefano Gallinaro