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Non tutta l’Italia vien per nuocere. Esiste infatti una buona Italia, quella onesta, quella creativa, quella che risulta capace, con i mezzi a propria disposizione, di creare e sviluppare qualcosa partendo dal niente. L’Italia di cui parliamo è quella degli sviluppatori di On the tower.

On the tower è un interessantissimo lavoro tutto italiano, nello specifico un esperimento creativo di sviluppo condiviso, nato allo scopo di creare un videogame tutto tricolore. Il progetto, ad opera di Gangster Games, risulta molto interessante da diversi punti di vista, a partire dalla scelta del soggetto (ci si interroga su cosa possa accadere all’anima dopo la morte)per arrivare al lato prettamente creativo. La scelta ricade su ambientazioni quasi fiabesche, magiche, inquietanti, che danno molto peso all’esplorazione e che riescono a far entrare il videogiocatore in una sorta di limbo temporale, un mondo sospeso.

Il gioco è ancora in fase beta e la cosa interessante è che il team di sviluppo sta tenendo conto dei feedback ricevuti nel mondo del web 2.0, il  che rappresenta quasi una novità assoluta. Infatti se finora i punti di contatto tra programmatori (delle big software house) ed utenza sono stati sporadici e spesso limitati a scelte secondarie, questo progetto potrebbe rappresentare un punto di vista ed un modus operandi interessantissimo (perlomeno su base indie).

L’intervista

Noi di Abits.it abbiamo avuto la fortuna di provare in anteprima il gioco e di intervistare i creatori e dal momento che crediamo che nessuno possa spiegarvi il gioco meglio di chi ne sta riempiendo ogni pixel col proprio sudore lasciamo a loro la parola invitandovi nel frattempo a prendere parte al progetto scaricando la demo per contribuire anche voi con i vostri  consigli e le vostre impressioni.

Innanzitutto le presentazioni. Chi siete? Da dove venite? Di cosa vi occupate?

 Ciao a tutti. Mi chiamo Alberto, qui vicino a me c’è Fabiano. Gli altri ragazzi della compagnia di on The Tower sono Luca (programmatore), Danilo (modellatore 3D), Matteo e Weirdreams (compositori). Recentemente si è aggiunto a noi un altro ragazzo che si occuperà della traduzione del gioco dall’italiano all’inglese. Nella vita ci occupiamo più o meno delle stesse mansioni per cui lavoriamo sul progetto. Io sono programmatore in erba ma faccio il corriere per campare mentre Fabiano è grafico pubblicitario. 

Il gioco che presentate di cosa parla? In quale tipologia può inserirsi?

 On The Tower parla della redenzione dopo la morte di un certo genere di persone, nel nostro caso dei suicidi. Sappiamo che si tratta di un argomento forte e dunque stiamo cercando di trattarlo nella giusta maniera e delicatezza possibile ma credo che la gente apprezzerà le storie che ci siamo inventati e come le descriveremo. Non vogliamo raccontare una storia drammatica o troppo strappalacrime ma realizzare un titolo con una buona narrazione di base e per il resto (le risposte), vogliamo lasciare campo libero al giocatore.

La tipologia del gioco non è cosi definibile come si potrebbe pensare: è un gioco esplorativo ma anche un gioco puntato ad un gameplay molto netto per quanto riguarda la scalata della Torre. Non si tratta però di un titolo d’azione e non è un puzzle game. Ne tantomeno lo possiamo inquadrare in un contesto puramente parkour o arcade. Diciamo che è un mix di tutte queste cose messe insieme.

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State programmando per pc o per console?

Il gioco per ora è previsto solo per PC e piattaforma MAC.

È il vostro primo gioco o avete già curriculum alle spalle?

 Personalmente (Alberto) è il mio primo gioco ma alcuni ragazzi del team hanno già avuto esperienze nella creazione di altri giochi presenti sul mercato. Fabiano ha ad esempio una sua software house indipendente e crea giochi per il mobile (iOS e Android ) con due titoli già in commercio. Matteo, uno dei musicisti, lavora nel settore come free lance e Luca ha sviluppato varie demo giocabili per conto suo. 

Cosa vuol dire sviluppare un gioco del genere? Come sono cambiate le vostre giornate?

Sinceramente non sono molto diverse da prima, ma parlo solo della mia situazione. Lavoriamo quando ne abbiamo voglia e non abbiamo una vera scaletta da rispettare se non quella di far uscire una nuova release giocabile ogni due settimane. Il resto del tempo lo si utilizza come meglio si crede: ci sono dei compiti da portare a termine ma ognuno è libero di lavorare quando meglio gli aggrada o riesce a dedicarci tempo. 

Che consigli volete dare a chi si appresta ad intraprendere questa carriera?

Consigli, nessuno. Non siamo dei professionisti rodati con alle spalle uno o più giochi che hanno avuto successo…ovviamente ci auguriamo che on The Tower vada bene una volta portato a termine ma non ci sentiamo di dare consigli a nessuno. Solo che questo genere di lavoro deve prendere tempo e molta passione ma deve essere visto anche in una ottica di pazienza assoluta rivolta non sempre alla creazione di un prodotto che magari possa piacere davvero alla gente. Si va a fortuna, insomma. Ovviamente avere un occhio di riguardo al mercato non guasterebbe. 

Dalla demo si evince che il gioco punta molto sull’esplorazione, è cosi? se si che scopo può avere nel vostro gioco?

 Esatto, il gioco è puntato molto sull’esplorazione per quanto concerne la storia principale che viene raccontata in maniera del tutto staccata dal gameplay della Torre. Si può dire alla fine che Torre e esplorazione siano due cose distinte presenti nello stesso gioco e che daranno risposte differenti al giocatore. L’esplorazione sarà utile per capire determinate questioni sulla storia alla base del titolo. Se invece il giocatore di turno si butta ad affrontare direttamente la Torre ad esempio, non avrà risposte effettive su quello che è il titolo stesso.

Vi ispirate a qualche sviluppatore o qualche titolo in particolare?

 Per la fase esplorativa e la narrazione, non lo neghiamo, volevamo fare una sorta di Dear Esther ma in chiave open world – in OTT non c’è un percorso da seguire ma il tutto è libero da subito di essere eplorato. Riguardo al gameplay della Torre invece, sulle prime volevamo realizzare qualcosa di simile a Mirror’s Edge ma andando avanti con la programmazione e la gestazione, ci siamo resi conto che la nostra scalata poteva avere qualcosa di davvero diverso dai giochi sul mercato e abbiamo cercato di staccarci molto dai vari ME o Prince of Persia. Credo che la gente si troverà fra le mani un gioco ben più impegnativo di quello che ci si potrebbe aspettare.

Grazie ancora della chiaccherata.

Alla prossima.

 

On the tower: un gioco tutto tricolore ultima modifica: 2013-04-04T09:00:29+00:00 da Mario Cerutti

Scritto da Mario Cerutti

Nato nel settore ZZ9 Plurale Z Alfa e da li mai trasferitosi, decide, preso dalla noia, di studiare comunicazione, e travolto dalla vita a fare poi tutt'altro. Ho molte passioni e poco tempo per goderne. Nel tempo libero vivo.