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Probabilmente l’espressione Near Field Communication non vi dirà niente, ma la sua sigla sì. Sto parlando della tecnologia NFC, quella che siete abituati ad associare agli smartphone, ma che nasconde potenzialità molto più ampie, tanto da essere oggetto di ricerca sia per le compagnie telefoniche che per gli istituti bancari. Fino a qualche tempo fa infatti era considerata l’erede della carta di credito. Le strisciate al POS sembravano destinate a far spazio ai dispositivi portatili perché per attivare il pagamento basta la prossimità. Semplice, intuitivo, alla portata di tutti. Eppure, mentre Vodafone, Telecom e 3 Italia si rincorrono nel tentativo di monetizzare e rendere fruibile questo metodo, qualcuno ha pensato che non fosse poi così democratico e facile da diffondere, tanto da investire su soluzioni diverse e persino più rivoluzionarie: quelle biometriche.

NFC: c’è, ma non si vede

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Prima di raccontarvi cosa stiamo combinando in Italia in ambito biometrico, vorrei parlare un po’ dell’NFC perché spesso e volentieri è qualcosa che appartiene all’universo del “sentito dire”.

NFC è una sigla che associate al vostro smartphone, sapete che rientra nelle caratteristiche legate alla connettività e magari siete consci dell’esistenza di particolari funzioni ad essa connesse, come i fantomatici tag da programmare per attivare il wifi quando appoggiate il telefono sul tavolo appena rientrati a casa. Ora, levate per un attimo i dispositivi mobile dalle vostre menti e provate a spiegare a qualcun altro in cosa consiste. Difficile, vero?

La Near Field Communication non è altro che la possibilità di connettere via wifi (e questa è una tecnologia nota alla maggior parte della popolazione) device che si ritrovano a meno di 10 cm di distanza, praticamente un peer-to-peer per lo scambio di dati pensato per essere bidirezionale, quindi in grado tanto di inviare quanto di ricevere dati.

[pullquote align=”left”]Un gigantesco work in progress che coinvolge le aziende più famose del mondo[/pullquote]Spiegato così diventa un po’ più chiaro perché alle banche e ai produttori di smartphone interessi fare ricerca su questa tecnologia, che però va sviluppata di comune accordo visto che le parti in causa sono diverse. Questo è il motivo fondamentale per cui è nato il Near Field Communication Forum, diviso in 4 gruppi di lavoro che hanno il compito di promuovere la standardizzazione e l’implementazione di questa tecnologia in modo che diventi un metodo sicuro per diversi tipi di transazione. Non fatevi ingannare dal nome comunque, perché a questo “Forum” non prendono parte tutti indistintamente, ma sono aziende del calibro di Mastercard, Nokia, Samsung, Vodafone, Logitech e via dicendo ad essere coinvolte in questa associazione che per ora non ha fatto molto parlare di sé, ma che, credetemi, lavora costantemente per rendere l’NFC qualcosa di molto più avanzato rispetto ad un modo per spegnere il telefono appogiandolo sul comodino.

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Il potere nelle nostre mani abits_biometrica_papillon_unicredit_kiko

Il problema però con l’NFC è che la gente non solo non lo conosce, ma tende a dubitare di tutto ciò che è elettronico. Insomma, potreste andare in giro soltanto con il vostro telefonino sfruttandolo per pagamenti, transizioni, persino per l’accesso ad informazioni legate alla vostra salute, ma per molti, per le generazioni prima della nostra, potrebbe essere difficile accettare che tutto stia lì, in uno smartphone che non sanno usare o in una carta che non si striscia ma si avvicina solo, anche perché a quel punto si chiederebbero cosa cambi effettivamente per loro.

Qualcuno in Italia deve aver pensato esattamente le stesse cose e deciso che era tempo di investire in una soluzione biometrica, ma non una qualunque e sicuramente non una già nota.

Abbiamo le impronte, ma un abile criminale potrebbe replicarle. Abbiamo lo scan dell’iride, ma, diciamocelo, è tanto bello da vedere quanto scomodo da utilizzare e poco cambia se prendiamo la retina. Escludiamo poi a priori il riconoscimento dei lineamente del viso che è già fallimentare nello sbloccare computer e telefoni, quindi figuriamoci se potrebbe mai tornare utile su altri fronti, anche perché “Scusa, ti puoi mettere davanti alla fotocamera per pagare” non è il genere di cosa che vorrei sentirmi dire in futuro.

[pullquote align=”right”]Tutto ciò che vi serve per pagare è la vostra mano[/pullquote]Cosa ci rimane? La vascolarizzazione. No, non di tutto il corpo che non abbiamo tempo da perdere alla cassa ogni volta. Basta una cosa sola, quella che usate ogni giorno: la mano. Ecco, questa è l’idea nata nei laboratori di Unicredit. Il sistema, variato alla fine dello scorso anno, si basa sulla peculiare geometria delle vene nella vostra mano che viene scansionata insieme all’emoglobina e al flusso sanguigno; una volta riconosciuto l’individuo grazie al collegamento con i server della banca è possibile effettuare un pagamento touchless. Se questo vi sembra futuristico vi sbagliate perché Papillon, questo il nome del sistema, è già realtà, tanto che un particolare POS ha già debuttato in un negozio della catena Kiko Make Up Milano.

NFC o Biometria?

A questo punto ci troviamo con lo sviluppo di un sistema tecnologico basato sulla connettività ed uno invece che torna un po’ alle origini cercando nell’uomo la risposta. Da un lato l’avere in tasca tutto ciò che ci serve, dall’altro l’avere attaccato al corpo uno strumento per l’accesso a qualsiasi dato che ci appartenga, perché, ovviamente, si parte dai pagamenti e dal sistema bancario per poi sbarcare su altri lidi, come il già citato sistema sanitario.

Voi cosa preferite: NFC o parametri biometrici?

NFC vs Biometria: una sfida per il futuro ultima modifica: 2013-04-11T09:00:10+00:00 da Erika Gherardi

Scritto da Erika Gherardi