Lilith è un fumetto in cui la vera protagonista è la Storia, quella con la S maiuscola. Almeno, secondo me.

Può darsi che questo atteggiamento sia un rifugio del solito fan orfano di Gea o che sia l’appassionato di Storia che è in me a parlare. Fatto sta che, dopo 16 numeri e oltre 1.500 tavole, sono giunto a questa conclusione.

Come sempre, provo ad andare con ordine.

Lilith

La copertina dell’albo in edicola

Lilith è una serie ideata, scritta, disegnata e inchiostrata da Luca Enoch: per questo motivo noi fan dobbiamo aspettare sei lunghi mesi prima di poter leggere quello che speriamo essere un piccolo capolavoro. Con Gea (mi perdoni Enoch se faccio un confronto che avrà letto migliaia di volte) era così: nuovi personaggi in ogni numero, abilità strepitose scoperte dietro ogni pagina, rapporti umani complicati che evolvevano con il proseguire della storia, una minaccia che incombeva sul nostro mondo – niente di meno che un’invasione demoniaca – insomma, tutti gli ingredienti per riempire uno stadio di fan adoranti.

Con Lilith non è così. O almeno non è stato così da subito.

L’idea alla base del nuovo lavoro di Luca Enoch è di quelle rapide ed efficaci: in un futuro distopico, l’umanità è stata quasi completamente spazzata via da un virus – il Triacanto – costringendo i sopravvissuti a vivere sottoterra (qualcuno ha visto l’Esercito delle dodici scimmie, tanto per citare il film più recente?). Una ragazza (anzi una ragazzina) viene selezionata e addestrata per viaggiare nel tempo, trovare i portatori del Triacanto e distruggere il virus. Tutto questo comporta pure lo sventramento del portatore ma pazienza: cosa sarà mai un piccolo sacrificio in confronto alla luce del sole e allo sterminio della razza umana?

Il fumetto parte, come si dice in questi casi, a bomba: avventura, intrighi, sacrificio, addii, amori fugaci. Tutto ottimamente scritto e disegnato ancora meglio. Cosa è successo, quindi, tra il numero uno e il sedici? Che Enoch ha dosato la continuity, croce e delizia di ogni serie, concedendone pochissime tavole in ogni numero. E mentre i lettori cercavano di capire cosa fossero i cardi, il vero piano dello Scuro e le intenzioni di Lilith, si sono persi il quadro più generale.

Questo quadro, che io ho visto solo dopo sedici numeri, è la fantastica ucronìa che l’autore ha creato quando ha ideato la serie. Ora, provate a immaginare la Storia così come la conoscete, inserite una serie di elementi di rottura (le comparse di Lilith a spasso nel tempo, in questo caso) e vi troverete davanti al mondo creato dal fumettista milanese.

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Qual è la vera magia di tutto questo? L’incredibile coerenza che la Storia (non quella del fumetto, quella che vi fanno studiare sui libri a scuola), riesce ad avere, sempre. Se un personaggio famoso, mettiamo George Washington, incontra Lilith e a causa sua non riesce a compiere una determinata azione, questo impedimento avrà ripercussioni su tutto il flusso temporale (e qui mi sento Doc Brown quando spiega a Marty le conseguenze del loro viaggiare sulla DeLorean). Fin qui tutto facile, almeno in teoria. Il problema è che Lilith si muove continuamente nel tempo, saltando dal passato al futuro e viceversa, sventrando uomini e cambiando il corso della Storia. In ognuno di questi salti fa qualcosa di determinante, per la sua missione e per la Storia e noi lettori vediamo le conseguenze di tutto questo saltellare solo dopo decine, se non centinaia, di tavole.

Cosa è successo quindi nel numero sedici? Che io, a metà, ho avuto un’epifania: ho capito che Lilith non va letta da sola (sì, lo so che tutte le serie con una continuity forte andrebbero lette così ma su Lilith stavo quasi per esclamare Eureka! a un certo punto) ma ogni numero è da inquadrare in un affresco più ampio, in cui Lilith saltella nel tempo ma la Storia che Enoch modella con le azioni della sua bella e giovane protagonista la fa da padrone.

E, ripeto, in maniera sempre coerente.

Mi chiedo quanto studio c’è alle spalle di questo fumetto, quante ore passate sui libri, quante chiacchierate serali con i colleghi e gli amici per verificare l’esattezza di una particolare possibilità. Le ipotesi sono molteplici: e se il Giappone avesse vinto la Seconda Guerra Mondiale? Se Napoleone non fosse stato sconfitto a Waterloo? Quello che fa la differenza, secondo me, è la coerenza delle conseguenze: siamo tutti bravi a formulare ipotesi, in fondo. È quello che viene dopo, a fare la differenza.

Da ieri, quando ho letto il numero 16 di Lilith, immagino lo studio di Luca Enoch più o meno come un’enorme mappa temporale con fili che collegano episodi diversi, fotografie di personaggi esistiti e bozzetti del mondo dopo il classico “What if…”.

Manco vi sto a dire quanto mi piacerebbe vederlo, un posto così!

È tempo di votazione!

Buona lettura!

Lilith 16 – Le due frontiere ultima modifica: 2016-09-06T10:02:53+00:00 da Felice Garofalo

Scritto da Felice Garofalo

Leggo, guardo e prendo appunti, mentre lo spazio libero sulla mia libreria si assottiglia sempre di più.