In attesa delle uscite del mese (e delle relative recensioni), ho spulciato la mia libreria per cercare qualche fumetto da consigliarvi. Onestamente, cercare un’opera da stroncare mi sembrava veramente una carognata, quindi sono andato a pescare una delle serie più interessanti degli ultimi tempi.

La serie in questione è Last Man, degli autori francesi Balak, Michaël Sanlaville e Bastien Vivès.

La copertina del numero 5

Ho scoperto quest’opera su suggerimento di un amico, perché mi era completamente sfuggita: ero convinto di seguire il fumetto-mondo in maniera abbastanza assidua ma evidentemente l’impegno che dedico alla ricerca di nuove opere inevitabilmente cammina su binari già consolidati (ossia autori e case editrici che conosco).

Ben vengano, quindi, eventuali suggerimenti e indicazioni.

Tornando a Last Man, la serie edita dalla Bao Publishing è arrivata – in Italia – al quinto volume. Il sesto dovrebbe uscire a breve, mi dice la scimmia che picchia in testa.

La trama, nei primi volumi, è piuttosto lineare: alcuni giovani virgulti – tra cui il protagonista, Adrian Velba– si allenano per competere e magari vincere un torneo di lotta in un mondo medieval/fantastico. Sul ring fa la sua comparsa uno straniero – Richard Aldana – che, col suo stile di lotta spregiudicato e senza precedenti, spacca culi a destra e a manca.

Compaiono piccoli elementi fantasy, tipo qualche evocazione mistica, ma niente di più.

Bastano poche decine di pagine, però, per scombinare le carte in tavola: il regno in cui si svolge il torneo è collegato, tramite una specie di portale dimensionale, a un altro mondo, quasi speculare al precedente (il primo è puro e ingenuo, il secondo sembra la materializzazione di ogni vizio); la madre di Adrian ha un segreto inconfessabile; enormi interessi economici hanno tutte le peggiori intenzioni relativamente al mondo fatato… insomma mi fermo per non fare troppi spoiler, sappiate solo che la carne al fuoco è tanta.

E sapete che c’è? Questa carne al fuoco non complica, non fa domande senza dare risposte (o almeno finora non c’è stata questa situazione alla J.J. Abrams), non apre trame che non chiude ma scorre via che è una bellezza. I colpi di scena sono dosati con consumata abilità e le rivelazioni arrivano poco a poco (io sono al pari con i volumi in fumetteria e devo ancora scoprire con esattezza tutte le dinamiche del mondo di Last Man).

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Il fronte dei disegni è stata una piacevole sorpresa: a primo acchito lo stile essenziale del trio francese non mi convinceva (come sapete se seguite questa rubrica da prima di oggi, sono un amante del disegno realistico) ma già dalle prime tavole me ne sono letteralmente innamorato.

Il perché è presto detto: i disegni hanno un dinamismo che fatico a trovare in altri disegnatori (oddio, eccezioni ce ne sono ma fatemi passare l’iperbole). Nelle scene di lotta che aprono il primo volume della serie, ho avuto l’impressione di vedere un film, che lo spazio bianco tra una tavola e l’altro fosse scomparso. Leggo fumetti da una vita – letteralmente – ma una sensazione così fatico a ricordarla.

In chiusura, tra i tanti aspetti positivi che questa serie si porta appresso (mi viene in mente, come ulteriore esempio, la comicità di alcune scene!), c’è da segnalare il Giornale di bordo della lavorazione di Last Man: poche tavole in chiusura di ogni albo in cui le caricature dei tre autori raccontano gli aspetti più divertenti e surreali del loro lavoro. Dalla dittatura di Vives alle interviste in radio, passando per la passione per i manga, le donne prosperose e le fisime della loro vita lavorativa. Una lettura leggera a cui vi affezionerete, garantito.

È tempo di votazione!

 

Buona lettura!

Last Man: la serie che se la conosci, ne vuoi sempre di più. ultima modifica: 2016-06-07T11:32:31+00:00 da Felice Garofalo

Scritto da Felice Garofalo

Leggo, guardo e prendo appunti, mentre lo spazio libero sulla mia libreria si assottiglia sempre di più.