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Prima di Grey’s Anatomy, il genere medical aveva già raggiunto un grande successo con serie epiche come General Hospital, E.R. o Dr.House ma l’arrivo del Seattle Grace ha rivoluzionato lo stile, la storia e la medicina seriale, assicurandosi che mai nessuno dopo sarà come Grey’s Anatomy.

Qualcosa di più

Grey’s Anatomy è quella serie di cui tutti hanno sentito parlare ma che in realtà forse pochi conoscono davvero. Intorno a questa serie tv sono state dette tante cose, ma troppo spesso si tratta di stereotipi, di banalità, di analisi superficiali e legate ai numeri. Bisogna ammetterlo, questa è una tendenza tutta italiana perché ogni volta che si apre una discussione su Grey’s Anatomy si finisce per parlare dell’origine del titolo, degli ascolti del pilot, del sesso e dei capelli di Patrick Dempsey. La verità è che questa serie è davvero tanto di più dell’immaginario comune, è uno show che tra pro e contro ha costruito storie grandiose, ha affrontato tematiche e abbattuto tabù, ha dato risposte e ha fatto nascere domande, ha messo insieme un cast variegato ma dal multiforme talento e ha fatto sognare con le sue colonne sonore.

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O’Malley, Yang, Grey, Stevens”. Giorno 1. È questo l’ordine in cui vengono chiamati gli specializzandi di primo anno affidati alla celebre dott.ssa Miranda Bailey (Chandra Wilson) meglio conosciuta come la Nazista. Meredith (Ellen Pompeo), Cristina (Sandra Oh), Izzie (Katherine Heigl) e George (T.R. Knight) si rendono presto conto di dover fare fronte comune in quella che sembra la loro guerra contro un nemico dai molteplici e sconosciuti aspetti, personificati a volte da uno strutturato, a volte dalle loro paure e altre volte ancora da sé stessi.

Da Meredith ad Alex: ognuno ha la sua etichettaOgnuno di loro però inizia questo percorso con un’etichetta tanto grande da nascondere alla vista le contraddizioni, i segreti, il passato e le verità che li caratterizzano: Meredith Grey è la figlia d’arte che segue un percorso già battuto e magari già segnato da sua madre, chirurgo di fama mondiale, ma dietro la maschera dipinta sul suo volto dall’opinione comune c’è una donna sola e talmente fragile da continuare a distruggersi e a rimettere insieme i pezzi, guidata esclusivamente da un tenace istinto di sopravvivenza anche nei luoghi più ostili, come una ginestra; Cristina Yang è la numero uno per eccellenza, convinta di sapere tutto ma con la brama di apprendere e conquistare ciò che dalla conoscenza deriva eppure nonostante la sua interminabile attenzione per i suoi interessi, è proprio lei la prima a cercare quella persona giusta con cui condividere una responsabilità troppo pesante da portare da soli; Izzie Stevens è la “dott.ssa modella”, la bellissima ragazza che tutti sperano sia l’infermiera perché risulta quasi impossibile credere che una bionda possa anche essere intelligente ma nella strada che ha preceduto questa nuova partenza ci sono sacrifici oltre ogni immaginazione, ci sono compromessi e scelte che le hanno temprato il carattere non intaccando però la sua capacità di credere e fidarsi del prossimo; George O’Malley è “Bambi”, il lato più ingenuo e impaurito della medicina, quello con maggiore bisogno di formarsi e crescere ma che sorprendentemente sotto pressione riesce ad esplodere con innato talento e insolita sicurezza. E infine c’è sempre l’ultimo acquisto, il dott. “Lucifero” Alex Karev (Justin Chambers), competitivo e sicuro di sé, convinto di poter convivere con l’odio di tutti ma che in realtà cerca di mettere semplicemente in atto il suo passato da sportivo dove si sa che la miglior difesa è sempre l’attacco.

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Dall’altra parte del confine c’è il mondo degli strutturati, dei chirurghi famosi, ricercati e ammirati, quelli che dall’alto delle loro cattedre insegnano ma che poi nella loro realtà non imparano mai: il dott. Derek “McDreamy” Shepherd (Patrick Dempsey), neurochirurgo egocentrico ma incredibilmente capace di ascoltare e disposto a mettere qualcun altro al primo posto; Preston Burke (Isaiah Washington) è il cardiochirurgo affermato ma sempre pronto a raggiungere, o meglio conquistare, il suo prossimo traguardo sorretto da quelle certezze e quei valori che sembrano non tradirlo, quasi mai; e infine c’è il vertice della piramide, il capo di chirurgia Richard Webber (James Pickens Jr.), il punto di riferimento di tutti ma non di se stesso.

Durante gli anni, Grey’s Anatomy attraversa delle fasi, mostra sempre di più di quello che si vede, accoglie e dice addio alle diverse vite che lo compongono e lo rendono inarrestabile, in continuo movimento e cambiamento, ma il denominatore comune nella sua esistenza è il bisogno di raccontare storie, di guardare al mondo con tanti occhi e di riuscire ad accettare i propri limiti senza mai smettere di cercare di abbatterli.

Credere – Le sfumature di Grey’s Anatomy

Credere o non credere, questo è il problema… No, in realtà questo è Grey’s Anatomy. Se si dovesse descrivere la serie a qualcuno del tutto estraneo a questo mondo, credo sarebbe giusto dire che è un incontro di vite, di storie e di anime, destinate forse ad entrare in contatto perché è meglio essere “straordinari insieme anziché ordinari separati”, perché nonostante le loro differenze, tutti fanno capo a un unico credo, a un punto di riferimento, a una base solida, quella della scienza e della medicina.

La chiave di lettura è il libero arbitrio I chirurghi sono uomini empirici, credono a quello che possono vedere, toccare, risanare, ma la verità è che sono semplicemente uomini e fuori da una sala operatoria hanno ideali, pensieri, storie, hanno fede in qualunque cosa li dia forza per continuare ad essere unici nella loro individualità. Grey’s Anatomy segue e mostra ognuna di queste personalità in tutte le sue sfumature, senza giudicare, senza appoggiare un’idea a discapito di un’altra; fa del libero arbitrio la sua maggior chiave di lettura, per loro e per noi. In diversi momenti della storia, la serie pone i suoi personaggi e i suoi seguaci di fronte a un bivio, a una scelta, a un interrogativo dove però non esistono risposte sbagliate. La storyline di William Dunn, il serial killer condannato a morte e giunto al Seattle Grace dopo un accoltellamento, si distende per ben tre episodi e si incrocia con altre storie, con dibattiti e questioni morali, con convinzioni e modi di vedere e concepire il mondo, con il passato e con il futuro. Ma l’aspetto più vero e profondo sta nel modo in cui questa tematica viene affrontata e ci viene raccontata, ossia con assoluta libertà: la libertà di appoggiare l’intransigente senso di giustizia di Derek e Cristina oppure di riconoscerci nella più completa e comprensiva umanità di Meredith.

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Ma la cosa più difficile da accettare per un chirurgo è la possibilità di non essere davvero l’ultima frontiera della salvezza e di non poter competere con un potere più grande, con qualcosa di così diverso e immenso da non avere forma o corpo o debolezze. E anche in questi momenti, Grey’s Anatomy sceglie di lasciare una porta aperta, sceglie di rispettare la totale fiducia nelle capacità umane o di accettare i nostri limiti e credere in una soluzione irrazionale e fuori dal nostro controllo. Nel momento più buio e distruttivo della sua vita, con la vita del suo piccolo Tuck appesa a un filo, una donna forte come Miranda Bailey accetta l’aiuto di una presunta guaritrice spirituale pur di salvarlo ma quando alla fine della giornata tutto va per il meglio, spetta ancora a noi (e a loro) decidere se credere che ancora una volta sia stata la medicina a portare a termine il suo compito o se davvero qualcun altro o qualcos’altro abbia superato i confini del sapere umano.

L’aspetto più bello di Grey’s Anatomy è l’insegnamento del rispetto che intende trasmettere: il rispetto per ogni tipo di fede, di credo o religione, ma anche delle scelte, della razza e del colore della pelle oltre che della sessualità, della vita e della morte.

Song beneath the Song – Music Event

Nobody knows where we might end up, nobody knows … (Cosy in the Rocket – Psapp)

Il passato non è mai davvero del tutto perso. Forse è ottimistico da pensare ma in fondo siamo circondati da innumerevoli testimonianze di come il passato sia più vivo di quanto pensiamo. Marcel Proust si era già reso conto di come un profumo o un sapore potesse farci rivivere sensazioni e momenti che credevamo ormai perduti ma oggi siamo nel XXI secolo e abbiamo scoperto nuovi modi di abbandonarci ai ricordi e riaprirci al passato. La musica può avere un’importanza e un valore molto simile a quello descritto da Proust nelle sue riflessioni. Una canzone è capace di segnare un momento della nostra vita in maniera indelebile e possiede poi quel magico potere di farti rivivere, ogni volta, esattamente le stesse emozioni provate durante il primo ascolto, richiama pensieri e situazioni che continuiamo ad attraversare come fosse la nostra prima volta, ancora e ancora.

Grey’s Anatomy ha creduto fin dall’inizio in questo potere e ha voluto segnare e scandire le vite dei suoi personaggi con una continua sequenza musicale che, episodio dopo episodio, raggiunge picchi di profonda emotività, diventando così una vera protagonista della serie. La colonna sonora e i personaggi vivono però in realtà parallele destinate quasi sempre a non incontrarsi ma in un telefilm come Grey’s Anatomy era solo questione di tempo prima che le due maggiori essenze vitali dello show entrassero in contatto, facendo sì che l’originalità degli scrittori e il sorprendente talento del cast dessero vita ad un epico e travolgente Evento Musicale.

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L’episodio è il diciottesimo, la stagione è la settima e il titolo (“Song beneath the song” – Maria Taylor) rappresenta già un primo incontro tra passato e presente, tra musica e storia. In seguito al “mai più idoneo” incipit della sigla cantato da Sara Ramirez, il vero avvio è segnato da quella che potrebbe essere definita la canzone-simbolo di Grey’s Anatomy: Chasing Cars degli Snow Patrol. Ascoltata per la prima volta nel season finale della seconda stagione, anche questa volta Chasing Cars accompagna un tragico punto di svolta che coinvolge le vite dei dottori del SGMW Hospital ma che, nonostante tutto, rappresenta adesso un inizio e non una fine. La canzone, con un nuovo arrangiamento più semplice e dolce, alterna l’emozionante forza della voce di Sara Ramirez alla profondità di quella di Kevin McKidd e all’innato soul di Chandra Wilson. È il personaggio di Callie (Sara Ramirez) a dare il via a questa onirica visione della realtà quando, in seguito a un grave incidente d’auto, la dott.ssa Torres si ritrova a vivere e ad osservare la sua vita fuori dal suo corpo e attraverso le parole di una canzone. Il brano è un invito a fermarsi, ad abbandonare tutto ciò che è inutile e a vivere la vera essenza di una storia, lasciando che il mondo continui la sua folle corsa da solo (“Would you lie with me and just forget the world”), ma paradossalmente queste parole accompagnano l’estenuante lotta di una squadra di medici che si affannano nell’estremo tentativo di salvare due vite.

C’è posto anche e soprattutto per la musica in Grey’s AnatomyL’umore si rialza quando il cast si lancia nell’interpretazione di Running on Sunshine, cercando, seppure in una realtà lontana dalla normalità, un momento per sorridere e credere che tutto andrà bene. La canzone è un po’ una sorta di “botta e risposta” tra le diverse coppie di Grey’s Anatomy, alcune già formate, alcune work in progress e altre semplicemente destinate a stare insieme. All’avvio sensuale e intrigante di Callie, Eli (Daniel Sunjata), Owen (Kevin McKidd), Henry (Scott Foley) e Alex risponde il coro di Arizona (Jessica Capshaw), Bailey e Teddy (Kim Raver) mentre le sorelle Grey, Meredith e Lexie, coccolano e confortano, tra le note e la dolcezza della voce, i loro rispettivi amori Derek e Mark (Eric Dane).

Ma i brividi hanno certamente attraversato tutti i fan di Grey’s Anatomy durante l’interpretazione corale e di squadra di quella canzone che potrebbe essere quasi un manifesto della serie, How to save a life dei The Fray. La scena è fondamentale e si svolge nell’“arena”, in sala operatoria, dove amici, amanti e familiari uniscono forze, preghiere e speranze per salvare Callie e il suo bambino. Nella più totale armonia e magia artistica, Ellen Pompeo, Kevin McKidd, Kim Raver, Sara Ramirez, Chyler Leigh, Jessica Capshaw, Chandra Wilson, Eric Dane, Sarah Drew, Justin Chambers e Kate Walsh danno vita ad un’esibizione e interpretazione recitativa senza paragoni, dove tra coro e voci soliste, riesci davvero a sentire l’essenza di una serie tv troppo spesso sottovalutata e quasi stereotipata, una serie che racchiude una squadra di persone e di artisti straordinari che possono davvero riuscire in qualunque cosa loro vogliano.

Provare a descrivere tutti i momenti in cui una canzone ha reso una scena indimenticabile sarebbe impossibile e se così non fosse, meriterebbe un articolo (o una tesi di laurea) a parte. Per questo motivo la concentrazione si è soffermata su questo particolare episodio, perché in fondo è quasi la prima volta che un telefilm si rende davvero conto di quanto una canzone possa cambiare la storia di una serie, di un personaggio e di una persona.

Il Personaggio Si: Lexie Grey

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You’re not crazy Lexie, you’re a Grey

3. Lexiepedia. Piccola Grey. Lexie è probabilmente il dottore che ha avuto più soprannomi nel corso della sua storia al Seattle Grace e in fondo ognuno di questi nomi la rappresentava, erano una parte di sé, una parte di quell’insieme di innata bontà, dolcezza ed energia che rendevano Lexie terribilmente adorabile, irrimediabilmente affascinante e perfettamente se stessa.

3” è il suo nome da specializzanda, quando Cristina si rende conto di avere altre priorità rispetto a quella di imparare i nomi delle sue “reclute”. E in fondo la sua identità da “3” non le andava neanche così stretta considerando la timidezza, l’apparente confusione e le infinite domande che circondavano il suo nome, di già troppo celebre in quell’ospedale. Lexie comincia il suo percorso un po’ nell’anonimato, ma come ogni Grey che si rispetti, non era affatto destinata a restare nell’ombra ma piuttosto ad affermare la sua personalità senza remore e a lasciare un segno e uno standard difficile da superare.

Lexiepedia” è coniato da Alex, probabilmente un po’ invidioso della sua straordinaria capacità mnemonica. Lexie è una Grey, con tutto ciò che questo nome comporta: fascino, un pizzico di follia, una certa attrazione per i problemi e innato talento per l’arte medica. Lexie non impiega molto tempo a superare il livello dei colleghi del suo stesso anno, a brillare di luce propria e a intraprendere una strada votata al successo. Sapeva sorprendere, aveva quella marcia in più che le permetteva di trovare ciò che agli altri sfuggiva, era incredibilmente perfetta per il straordinario team del Seattle Grace.

Più che una sorella, Meredith all’inizio è una sfidaEd è Mark infine ad affidarle il suo soprannome più famoso quando, lontano da accezioni e allusioni sessuali (per una volta), comincia a chiamarla Piccola Grey per distinguerla dalla già in vigore Grande Grey, la persona che più rappresenta una sfida per Lexie, la donna con cui condivide il cognome non per caso, la sorella di cui abbatterà ogni barriera costringendola ad accettare il loro legame e rendendole praticamente impossibile non amarla. Lexie arriva al Seattle Grace dopo che il suo perfetto mondo era crollato improvvisamente con la morte di sua madre e si ritrova quindi a ricominciare da capo nello stesso luogo in cui tutto ha avuto inizio. Con un bagaglio di bontà, confusione, paure e determinazione, Lexie è all’estrema ricerca di quella stessa cosa che aveva perso poco tempo prima, di una famiglia che l’amasse e la sostenesse incondizionatamente. Per questo motivo il suo desiderio più ardente diventa quello di conoscere la sorellastra di cui per tanti anni non aveva neanche saputo l’esistenza. Ma Lexie è fatta così, crede nel bene e nell’ottimismo così si butta a capofitto in una storia che si dimostra fin da subito essere a senso unico. Meredith la respinge: con le parole, con i fatti, con rispetto e con rabbia ma più lei provi ad allontanarla, più la ritrova nel suo mondo e nella sua vita, vita in cui Lexie si ritaglia il suo spazio con forza, costringendo Meredith a conoscerla, ad apprezzarla, ad accettarla e ad amarla davvero. Lexie e Meredith recuperano l’una con l’altra tutto il tempo perso inutilmente, recuperano quel senso di famiglia a cui entrambe avevano rinunciato, abituandosi semplicemente ad essere sorelle.

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Lexie fa parte delle “Belle”, inteso non come aggettivo (che certamente le si addice) ma come il nome della principessa coraggiosa della favola “La Bella e La Bestia”, perché come tante principesse prima di lei, Lexie è quella ragazza che con la sua genuinità, la sua dolcezza e il suo amore ha saputo cambiare il cuore di una “Bestia” trasformandolo in Principe Azzurro. Ora, è certamente esagerato paragonare Mark Sloan a una “Bestia” ma una cosa certa, Lexie rappresenta per lui quel cambiamento di cui quasi non si reputava capace. Mark si crogiolava nella sua veste di Don Giovanni assoluto, esaltando questa sua condizione ma guardando il mondo intorno a sé andare avanti e lasciarlo indietro. A Lexie lui promette di non avvicinarsi, e più cercava di mantenere questa promessa più si rende conto che lei era davvero l’unica per cui valeva la pena infrangerla. Lexie vede la persona che Mark poteva e voleva essere e lo aiuta a tirarla fuori, a mostrarla agli altri, a renderlo davvero degno di stima e del suo amore. E come ogni favola che si rispetti, Mark e Lexie erano destinati a stare insieme, erano quella coppia impossibile da separare, neanche di fronte all’incombere del destino.

Lexie Grey era un personaggio pensato per una sola stagione ma di fronte al’immenso talento, alla dolce bellezza e alla particolarità di un’attrice come Chyler Leigh, il personaggio si impose come regular scrivendo di diritto una pagina indimenticabile nella storia di Grey’s Anatomy.

How To Save a Life

Grey’s Anatomy racconta una storia di mille vite, racconta l’amore in tutte le sue forme, racconta la famiglia nella sua accezione più vera e pura. Grey’s Anatomy è una serie nata un po’ come una scommessa con poche speranze e che guardandosi ora indietro non può che essere orgogliosa del suo percorso.

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Titolo Originale: Grey’s Anatomy

Titolo Italiano: Grey’s Anatomy

Prima TV USA: 27 Marzo 2005

Prima TV ITA: 6 Settembre 2005

Genere: Medical Drama

Stagioni: 9 +

Prossimo Episodio: 2 Maggio 2013 (9×22)

Creato da: Shonda Rhimes

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It’s not a love song – Grey’s Anatomy ultima modifica: 2013-04-27T09:00:11+00:00 da Rita Ricchiuti

Scritto da Rita Ricchiuti