Tra le cose da fare il sabato sera sicuramente non avevo segnato nella mia to-do list: “chiuditi in una stanza al buio con altre cinque persone”; quando ho sentito parlare delle Escape Room, Intrappola.to in particolare (non ne conoscevo altre, effettivamente), mi immaginavo un qualcosa in stile attrazione del luna park, le horror houses, con effetti sonori e visual “spaventosi” che ti fanno fuggire dalla stanza.

Ed il sito di Intrappola.to non dice molto ma fa intendere un ambiente orrorifico: non chiederti perché, ma sei finito in questa stanza e devi riuscire ad uscirne entro sessanta minuti. Ah, ma solo il 2% delle persone ci riesce, eh, mi raccomando, giusto per non metterti l’ansia da prestazione. Un po’ come Saw l’enigmista, insomma. E voglio dire, chi ha paura di Saw?

Intrappola.to Palermo

Dunque è sabato sera e, anche se non l’avevo considerato (Renato Zero docet), succede questo; ho radunato cinque miei amici e ci siamo dati appuntamento davanti a questa porta scura con il logo dell’escape room made in Turin. Davanti a noi un citofono, una tastiera numerica ed una tragica previsione: figura di merda.

L’idea è metterti in gioco sin da subito: tu passeggi tranquillo per strada, con attorno la movida palermitana che mangia, fuma ed urla cose a caso e la tua attenzione va lì, davanti a quella porta nera. Sai che devi entrare, perché ti incuriosisce, perché hai prenotato, e che devi trovare il codice sin da subito, per poter accedere alla stanza semi-buia e cattiva.

Fortunatamente la custode dell’escape room, dopo aver assistito ad un paio di tentativi a vuoto di inserimento del codice supersegreto, capisce che se non ci apre scade la nostra sessione di gioco.

Noi vs. i tappi

A quel punto ci ritroviamo nella stanza, buia, spoglia, telesorvegliata, inquietante; no, non c’è il tempo di spogliarsi (non in quel senso, tranquilli) degli abiti invernali, perché il countdown inizia e devi sbrigarti. Anche perché io ho fatto un po’ la bastarda ed ho impostato la modalità di gioco DIFFICILE e dunque non sapevo se ci avessero messo giusto un paio di lucchetti in più alla porta.

In realtà no: i lucchetti, che sono tantissimi, sono sempre gli stessi. Giocando in difficile, avrete solo pochissimi aiuti, no big deal.

Delle luci ci indicano da dove iniziare: disseminati, più o meno, nella stanza abbiamo… no, non abbiamo niente. Cassettiere bloccate, bauli bloccati, un tavolo, una lavagna con un pennarello. Per cui, presi dalla claustrofobia, ognuno di noi ha iniziato a fare cose un po’ a caso, finché non è arrivata la luce.

Il tempo scorreva, gli indizi sul tavolo aumentavano: ad un certo punto ho creduto stessimo cercando tutte le cose nascoste della stanza, piuttosto che risolvere ciò che avevamo davanti. Eravamo diventati accumulatori seriali di indizi. Questo perché la stanza, come ogni femmina, richiedeva la completa attenzione come una calda amante, voleva essere rovistata, ce lo diceva, ci implorava di liberarla dai suoi atroci lucchetti ovunque.

(Vi giuro che non è un’esperienza à la Cinquanta Sfumature).

È stato un po’ come fare una corsa: a volte ci siamo divisi, a volte uniti per un obiettivo comune. Il “problema” è che ci sono TROPPE cose da fare, troppo poco tempo, e si tende a voler accelerare. O almeno noi l’abbiamo presa così: il tempo scorreva, amico 1 provava tutte le combinazioni, amico 2 toccava ogni muro della stanza, amico 4 era alle prese con una “regina” e poi… poi c’erano loro, a fissarci, giudicanti.

I. Fottuti. Tappi.

Loro sono stati il nostro scoglio più grande. Abbiamo trovato e risolto molte cose, ma quei tappi se ne stavano lì, sul tavolo, silenziosi ad osservarci. La regia comunicava con noi, ogni qualvolta ci allontanavamo dal loro sprezzante silenzio. Ci diceva “ragazzi, forse i tappi sono importanti” e poi ancora “ragazzi, i tappi. Alla fine sono sicura che abbia pensato di avere a che fare con sei deficienti. Perciò ci piace ricordare la signorina che ha osservato la nostra partita, così:

Abbiamo riso, ci siamo impegnati, abbiamo sviluppato uno spirito di squadra ma no, non ce l’abbiamo fatta a risolvere tutti gli enigmi. Intrappola.to però, è stato oggetto di discussione di tutta la serata: chi aveva risolto un enigma, spiegava agli altri come avesse fatto, ad esempio. Abbiamo fatto congetture e fantasticato su una prossima volta, salutando i proprietari e i tappi, che ci continuavano a guardare minacciosamente mentre scomparivamo tra la folla di una Palermo, ubriaca di sabato sera.

 

Intrappola.to va prova.to. Subi.to.

Intrappola.to è una escape room, ossia una stanza cattiva che vi farà delle brutte cose se non riuscite ad uscirne vivi. Scherzo, ne uscirete sempre vivi e anzi, con qualcosa in più: l’essersi messi alla prova con oltre 40 giochi di logica, nel disperato tentativo di rientrare nel 2% di persone che riescono a risolvere tutto entro 60 minuti.

Il team può essere composto da un minimo di 2 ad un massimo di 6 persone, ed il costo della partita è di 60€. Ci sono due modalità di gioco, la Classic Room e la Extended Room, con enigmi diversi l’una dall’altra. Con sei amici e dieci euro ciascuno, si può passare un’ora all’insegna del gioco di squadra, del mistero, dell’impegno… fino a diventare una vera e propria dipendenza. Se non riesci vuoi ritornarci, vuoi risolvere tutto, vuoi uscire da quella porta da vincitore, se ci riesci c’è un’altra stanza da provare. E poi? Il team di Intrappola.to non intende fermarsi ad una sola ambientazione, è in continuo aggiornamento, con nuove sfide e nuove stanze da creare ed affrontare. Intrappola.to è na.to (ok, la smetto) a Torino, ma vi sono sedi sparse in tutta Italia, tutte con lo stesso meccanismo: cercare di rendervi impossibile l’uscita.

Io ho trovato molto bella l’idea alla base di tutto, il mistero che aleggia attorno: stai passeggiando e trovi una porta impenetrabile. È la natura umana, vuoi sbirciare, vuoi capire cosa c’è nascosto dentro la stanza buia e trasandata. E ti ritrovi in un gioco di sopravvivenza, chiuso dentro per colpa della tua curiosità. Ed è proprio questa parola il motore di tutto: sarai curioso di scoprire cosa si trova dentro il baule, dietro ogni muro, in ogni cassetto. Il tuo cervello sarà messo alla prova ogni secondo, con enigmi facili ed altri un po’ meno, con una voce e uno schermo ad aiutarti. Ma ad ogni hint, il punteggio scende, così come le probabilità di riuscita.

Lo considerate un gioco troppo nerd solo perché si deve pensare un po’ più del normale? Allora è arrivato il momento di posare un attimo il drink e la musica techno per riscoprire la bellezza di fare squadra non con il corpo, ammassati dentro qualche stanzino a muovere la testa, ma di usarla. Spolverare i neuroni e far giocare loro, almeno per un’ora. In fondo, c’è qualcosa di più sexy dell’intelligenza?

Se vi siete incuriositi (appunto), correte a prenotare la vostra sessione nella città più vicina a voi.

Io ho giocato a Palermo: se andate a giocare lì, dite loro che vi manda questa recensione. Magari non vi faranno litigare con i tappi, come abbiamo fatto noi.

 

 

 

Intrappola.to: Da Giocare Senza Joypad ultima modifica: 2016-03-20T23:42:58+00:00 da Anna Sidoti

Scritto da Anna Sidoti

Non sono ancora così famosa da avere una biografia.