Indie Game The Movie

Da appassionato, il mestiere dello sviluppatore di videogames mi ha sempre affascinato: scoprire come nasce un gioco, quali sono le idee alla sua base e i più grandi ostacoli affrontati sulla strada della sua realizzazione. Ero certo di non essere l’unico a volerne sapere di più sull’enigmatica figura dello sviluppatore indipendente e ne ho avuto la conferma quando ho scoperto Indie Game: The Movie, un documentario che ci racconta l’incredibile storia di tre giochi indie e dei loro sviluppatori.

Il documentario, qualitativamente sorprendente, è focalizzato infatti su tre giochi platform che hanno avuto un discreto successo nel panorama indie, ricevendo i consensi della critica specializzata: Super Meat Boy, realizzato da Edmund McMillen e Tommy Refenes, i ragazzi del Team Meat; Braid, frutto della geniale mente di Jonathan Blow; e infine Fez, l’innovativo platform ideato da Phil Fish.

Inevitabili delusioni e inaspettati successi

Phil Fish

Attraverso la visione del lungometraggio, approfondiremo la conoscenza degli sviluppatori che abbiamo appena citato. Jonathan Blow porta un’esperienza ventennale alle spalle, senza però aver mai ottenuto un risultato concreto che abbia decretato il successo del suo operato in tutti questi anni, successo che otterrà solo dopo tante sperimentazioni con il suo capolavoro, Braid. Il gioco si rivelerà un successo inaspettato, macinando voti altissimi sulle varie testate giornalistiche; nonostante ciò Blow dichiarerà di non essere soddisfatto delle recensioni, dal momento che la critica non ha recepito il vero messaggio che lo sviluppatore voleva trasmettere con Braid.

[pullquote align=”right”]”Se non portassi al termine il gioco? Mi ucciderò.”, non credi sia un tantino esagerato, Phil?[/pullquote]Personaggio opposto a Blow è Phil Fish, il creatore di Fez. Un developer giovane e ambizioso, ma altrettanto esperto in materia, che tuttavia non riuscirà a raggiungere i suoi obiettivi nel tempo sperato a causa di diversi imprevisti, come l’abbandono del progetto da parte del suo partner (e co-fondatore di Polytron) e la sua continua ossessione di perfezionare il gioco. La paura di non farcela, di non permettere a Fez di vedere la luce nonostante i quasi quattro anni dedicati al suo sviluppo, porterà Fish sull’orlo della disperazione.

Va fatto un discorso leggermente diverso per la coppia McMillen e Refenes (aka Team Meat), tanto uniti nel loro lavoro quanto distanti sulla cartina geografica. Edmund McMillen, da Santa Cruz (CA), è un designer dalla creatività esplosiva che non si perde d’animo facilmente, continuando a sperare nel successo di Super Meat Boy per dare un futuro alla sua carriera e, soprattutto, rendere felice sua moglie. Tommy Refenes, dal North Carolina, è invece un programmatore piuttosto cinico, ma abbastanza motivato da compiere enormi sacrifici pur di concludere il suo gioco. Ma la spropositata mole di lavoro, i problemi di salute e quelli finanziari getteranno Tommy nello sconforto totale, alleggerito dal continuo supporto dei suoi parenti e dall’appoggio di Edmund.

Caro sviluppatore indie, in che guaio ti sei cacciato?

Jonathan Blow

Ma la parola chiave del film è “indie”, termine comune a tutti e quattro i protagonisti del documentario. Quello dello sviluppatore indipendente non è certamente un lavoro facile, non potendo contare sul supporto finanziario di un publisher o sull’aiuto di molti programmatori concentrati sulla produzione del gioco. Inizialmente nasce come un hobby, dietro il quale si cela una grande passione, quella per i videogames. Ma se un tempo la creazione di un gioco rappresentava un ottimo passatempo e un modo originale di mettersi alla prova, per i più lungimiranti potrebbe tramutarsi in un’occupazione a tutti gli effetti, con i suoi lati negativi e positivi.

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Tra i lati negativi c’è il timore di non riuscire a finire ciò che si è iniziato, la paura di non riuscire a rispettare le consegne previste, la quantità di lavoro richiesta e la sfrenata voglia di vedere una volte per tutte il proprio lavoro finalmente ultimato. D’altro canto, uno sviluppatore indipendente può sempre contare sull’aiuto di un amico, del partner, della propria famiglia; e una volta che il proprio lavoro verrà finalmente riconosciuto di tutti gli sforzi e sacrifici fatti, si vedranno finalmente i risultati, provando quella soddisfazione da sempre invocata.

[pullquote align=”left”]”Laciatemi introdurre nel gioco i miei più profondi difetti e le mie vulnerabilità.” (Jonathan Blow)[/pullquote]Il documentario vuole trasmettere un messaggio ben chiaro: una grande passione porterà a grandi soddisfazioni, ma anche ad altrettante delusioni. Sarà ciò che proveranno sulla propria pelle questi quattro sviluppatori indipendenti.

Raccontando le varie peripezie, come quelle che hanno portato Phil Fish a posticipare l’uscita di Fez di ben due anni, e gli enormi sacrifici, come quelli di Tommy Refenes che ha letteralmente rinunciato alla propria vita sociale per lavorare notte e giorno a Super Meat Boy e risolvere finalmente i suoi problemi, il documentario ci rivela un aspetto dei videogiochi che non avremmo mai immaginato, ben lontano da quello di divertente passatempo a cui siamo abituati da anni.

Un documentario da non perdere

Un documentario emozionante

Indie Game: The Movie è diretto da James Swirsky e Lisanne Pajot, due filmmaker canadesi appassionati di videogiochi, che sono riusciti nell’intento di raccontare il mondo dei videogames dal punto di vista di chi li crea, facendoci dimenticare dei soliti stereotipi che da sempre caratterizzano la figura dello sviluppatore indie. Il documentario, con le storie dei loro protagonisti, riesce addirittura a trasmetterci grandi emozioni, rivelando le vere motivazioni che hanno spinto queste persone oltre gli ostacoli più preoccupanti, superandoli con successo.

La regia pone il lungometraggo sulla sponda opposta a quella dei documentari di Michael Moore, caratterizzati da un ritmo del tutto diverso da quello più calmo e lento di questo film. La fotografia è ottima, con belle inquadrature ben adattate al contesto; nota positiva per la colonna sonora di Jim Guthrie, compositore della soundtrack di Sword & Sorcery. Il film ha ricevuto numerosi riconoscimenti, tra i quali il “World Cinema Documentary Editing Award” al Sundance Film Festival.

Dopo aver avuto l’occasione di vedere questo film non possiamo che consigliarvene la visione, dal momento che è un’opera davvero imperdibile per tutti gli amanti dei videogiochi, per gli intenditori del genere indie e anche per chi, come me, non se ne intende molto del gaming indipendente.

Il film è in lingua inglese e non include i sottotitoli in lingua italiana. Indie Game: The Movie è acquistabile su Steam, sul sito ufficiale del documentario e su iTunes. Vi ricordiamo inoltre che il film è incluso nell’Humble Indie Bundle 7, il bundle che potete acquistare pagando una cifra qualsiasi scelta da voi; scaricando il pacchetto avrete così accesso anche allo streaming del film o al download via Steam o DRM-free.

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  • Anno: 2012
  • Regista: James Swirsky, Lisanne Pajot
  • Genere: Documentario
[/box] [fancy_link link=”http://buy.indiegamethemovie.com/”]Guarda Indie Game: The Movie[/fancy_link]
Indie Game: The Movie, storie di giochi e dei loro creatori ultima modifica: 2013-01-04T09:00:44+00:00 da Pasquale Fusco

Scritto da Pasquale Fusco

Pasquale, 21 anni, studente. Vivo nel Vault 101, nel tempo libero addestro giovani Sith e scrivo per Abits e Console Planet.