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In mezzo a recensioni, consigli per gli acquisti, siti web da visitare e progetti innovativi, ogni tanto ci prendiamo la libertà di esprimere la nostra opinione su qualche argomento controverso, lasciandoci andare a qualche riflessione un po’ più personale. Questo articolo nasce proprio con questo intento, ma soprattutto prende forma dopo una serata passata al cinema a vedere il già recensito Lo Hobbit. In 3D. Ecco, il 3D è il male.

Partiamo dalla terza dimensione applicata al grande schermo. La domanda che dovrebbe sorgere spontanea è: a cosa serve? Beh, a niente. Forse un po’ categorica come risposta, ma non assolutamente distante dalla realtà. Facciamo un esempio pratico.

Supponiamo che vogliate andare al cinema e il lungometraggio che vi interessa viene proiettato solo in 3D per motivi vari ed eventuali. Supponiamo, per rendere più realistico l’esempio, che sia proprio l’ultimo film di Peter Jackson. [pullquote align=”left”]Più occhialini in borsa, meno euro in tasca[/pullquote]Prima di tutto paghiamo il supplemento, a cui dobbiamo aggiungere qualche euro in più per gli occhialini, a meno che non li abbiate a casa. Già questo ci scoraggia a vedere la pellicola in tre fantastiche e coinvolgenti dimensioni. Che poi non ci è ancora chiaro se sia più triste il dover pagare due euro in più per una dimensione supplementare o l’andare al cinema con gli occhiali 3D dentro la borsa da tirar fuori al momento opportuno. Il mondo era migliore quando erano usa e getta o addirittura riciclabili.

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Comunque ora siamo dentro. Guardiamo i trailer alternati a pubblicità demenziali. Passa mezzora. E poi, all’improvviso, arriva il momento di tirare fuori dalla tasca il magico strumento che ci permetterà di non perdere completamente la vista durante la proiezione. E qui l’indisposizione aumenta perché tutto funziona stando al centro della sala e nelle file dietro, altrimenti niente potrà salvare le vostre diottrie che decideranno di migrare verso lidi meno disturbanti. In ogni caso mettetevi l’anima in pace: dietro, davanti, centrale, destra, sinistra, la posizione importa relativamente. Alla fine un po’ di rincoglionimento, mal di testa o nausea non ve la leva nessuno.

Abbiamo scelto come pellicola d’esempio il prequel de Il Signore degli Anelli. Qui il 3D è nativo, studiato con cura, evidente dall’inizio, ma calante verso la fine. Insomma non male, ma cosa cambia per lo spettatore? Oltre ovviamente ad una dose più moderata di emicrania rispetto alle tre dimensioni aggiunte in post-produzione da una mano scarsamente esperta che vi faranno piangere appena usciti dalla sala.

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Niente.

[pullquote align=”right”]Tanto inutile quanto invisibile[/pullquote]Il film non è più godibile, non ci trasporta all’interno solo perché ogni tanto le farfalle sembrano passarci più vicino del solito, non rende tutto più coinvolgente. Tuttalpiù sfiora l’effetto schizofrenia mentre vediamo le scritte galleggiare nell’aria. Quando la gente decide di andare al cinema, ci va con l’intento di dimenticare la propria esistenza per un tempo ristretto, per farsi guidare attraverso altri mondi, altre vite, altre storie, e la differenza la fanno il modo di raccontare, il soggetto, la regia, la fotografia. Non una dimensione in più o in meno, perché se togliamo il titolo fluttuante e gli oggetti che sembrano venirci addosso, tutto il resto è esattamente uguale a quando lo guardiamo in due dimensioni.

La terza dimensione, quella vera, è quella che ci mettiamo noi ogni volta che varchiamo la porta della sala, ci sediamo e lasciamo che un intero staff, che ha lavorato giorno e notte, ci porti via, godendo della nostra piena di fiducia sul fatto che finalmente riusciranno a farci evadere dalla quotidianità. Ecco cosa dà ad un film quel non-so-che in più.

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Il 3D è probabilmente la tecnologia più inutile del secolo, per lo meno in questa forma. Non dà nulla e a volte toglie. Pensate soltanto ai televisori con questa feature. Costano molto, non servono a niente. Pensate al 3DS di Nintendo. La maggior parte dei videogames risulta più fruibile senza l’odiata caratteristica che per altro prevede di essere perfettamente perpendicolari allo schermo. A cosa ci serve se mettendoci sdraiati sul divano non vediamo più la terza dimensione perché siamo un po’ storti?

Arriviamo così alla domanda cruciale: cosa ce ne facciamo di tutto questo? Beh, impariamo. Probabilmente il 3D è un male necessario, uno step per capire quale dovrà essere il futuro dell’intrattenimento. Forse un giorno decollerà e noi ci saremo sbagliati completamente o forse finirà nel dimenticatoio per far spazio a tecnologie meno disturbanti, meno costose, ma in grado di rendere l’esperienza più immersiva. In fondo l’innovazione passa anche per l’approccio “trials and errors“, giusto?

 

Il 3D: un male necessario? ultima modifica: 2012-12-27T12:00:01+00:00 da Erika Gherardi

Scritto da Erika Gherardi