Alzi la mano chi non ha storto il naso di fronte alle tante notizie sulle battaglie a suon di brevetti che le grandi case produttrici, in particolare nel mondo della telefonia, ci hanno abituato a sopportare negli ultimi tempi. A tutti verrà in mente Apple, rea di sfornare brevetti a go go e di puntare il dito (per vie legali) contro chiunque provi a competere nel suo campo. Proviamo a capire meglio quali sono le motivazioni e le reali conseguenze delle guerre digitali dei nostri tempi.

Prima di condannare senza pietà la casa di Cupertino occorre infatti sedersi e provare a ragionare sul perché un’azienda del genere si riduca a stampigliare il proprio nome qua e là, quasi senza criterio, e se le conseguenze che ne derivano sono effettivamente un male. E’ naturale che un grande brand, che opera in un campo in cui la concorrenza è particolarmente agguerrita, utilizzi i brevetti come strumento di difesa per le proprie invenzioni, sfruttandole come una vera e propria arma per farsi strada verso il cuore, scusate, il portafoglio degli utenti. Quello che va compreso più a fondo è se questa mania, non esclusiva di Apple, si possa rivelare un’arma pericolosa per il progresso nei settori in cui viene applicata o se per effetto contrario li spinge a progredire esponenzialmente.

Guerre di brevetti e popcorn per gli utenti

Brevettare la propria invenzione aiuta ad ottenere sostanzialmente due risultati: la si protegge dal plagio e si sviluppa un metodo utile a guadagnare palate di soldi tramite le royalties, in caso si decida di concedere in licenza la proprietà intellettuale in questione a terzi, affinché altri possano impiegarla nei propri prodotti. Ultimamente si sta poi diffondendo la moda di registrare brevetti a raffica, accantonandoli e attendendo il momento in cui qualcuno verrà a bussare alla porta per poterne utilizzare il contenuto, ben disposto a pagare. Un vero e proprio business che mai come negli ultimi tempi viene propinato a tutti noi utenti e appassionati, spettatori passivi di uno spettacolo ambiguo ai quali non resta che accomodarsi in poltrona con qualche bibita e una manciata di popcorn per seguirne gli sviluppi.

Perché sempre più spesso, purtroppo, le grandi aziende decidono di brevettare qualcosa solo per poter rivendere al proprio prezzo la propria idea, invece di tentare di sfruttarla in esclusiva per migliorare le proprie offerte di prodotti sul mercato. Peggio ancora è la brutta abitudine che vede le multinazionali utilizzare i propri brevetti al solo scopo di bloccare le vendite altrui, forse per incapacità effettiva di contrastare la concorrenza con prodotti all’altezza. E’ proprio qui che Apple si rivela come l’MVP (in negativo) della partita, ormai incapace di contrastare gli avversari sul campo e in balia del progresso di chi le sta intorno. In parole povere, molto meglio bloccare le vendite degli altri produttori, piuttosto che spingere sull’innovazione per tenersi stretti i clienti.

Lo so, parole forti per un brand come Apple, che dell’innovazione ha fatto il proprio fiore all’occhiello. iPhone ne è forse l’esempio più eclatante: un dispositivo che ha saputo cogliere il meglio del mondo della telefonia mobile impacchettato in un’interfaccia facile e attraente, per tutti, ma che ha un sistema operativo che non si rinnova pesantemente da anni e che non sembra più in grado di offrire qualche spunto interessante anche sotto l’aspetto hardware, con Google e il suo Android che si fregano le mani pronti ad approfittare delle difficoltà Made in Cupertino. Ecco perché Apple prova in tutti i modi a bloccare le vendite dei prodotti Big G. Ecco perché si comincia a credere che l’azienda della mela morsicata sia in debito di idee, ferita sotto i colpi incessanti della concorrenza che invece naviga a gonfie vele verso risultati eccellenti e sempre nuove proposte per noi piccoli utenti. Frenare i prodotti di Samsung, ad esempio, può aiutare Apple a tenersi stretta una bella fetta di utenti, guadagnando tempo in attesa di qualche presentazione “epica” di un nuovo prodotto “rivoluzionario”.

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Non solo Apple, per carità, ma anche tutti gli altri produttori fanno ormai un utilizzo smodato dei brevetti col solo scopo di mettere i bastoni tra le ruote della concorrenza, scadendo quasi nel ridicolo e scatenando vere e proprie battaglie mediatiche tra i fanboy più accaniti, pronti a difendere la propria religione fede azienda preferita accusando di plagio quello o quell’altro. A prima vista questa situazione può far pensare che questo trend sia deleterio per lo sviluppo di nuovi prodotti, ma pensandoci bene l’effetto che si ottiene è praticamente il contrario, alla faccia di chi usa un brevetto come arma piuttosto che come scudo per tutelare l’innovazione partorita.

Guerre di brevetti e popcorn per gli utenti

Brevettare ogni minimo particolare di un prodotto, una funzione, un gesto (e qui si rasenta realmente il ridicolo) invece di inventarsene di nuovi ha infatti un solo effetto: spingere la concorrenza ad innovare per presentare qualcosa di differente, al riparo dalle accuse di furto di proprietà intellettuale e dunque capaci di offrire a noi spettatori impotenti sempre qualcosa di diverso e unico. Immaginate di avere a disposizione una sola strada per raggiungere la vostra meta: se per questa vi venisse proibito il passaggio probabilmente ne traccereste una nuova, e così altri dopo di voi, con il conseguente formarsi di tante alternative, che sono la vera linfa vitale del progresso tecnologico.

Basta guardare quello successo negli ultimi giorni, solo l’ultimo capitolo di una guerra digitale il cui le uniche vittime sono le buone idee: Apple che ottiene il blocco delle vendite dei Galaxy Nexus negli Stati Uniti appellandosi all’accusa di plagio di una delle sue proprietà intellettuali a livello software, con Google che per evitare di perdere settimane di proficue vendite ha tolto dal mercato i suoi smartphones per aggiornarli con Jelly Bean, l’ultimissima versione di Android, risolvendo i problemi di incompatibilità coi brevetti in questione. Risultato? Android 4.1 su Galaxy Nexus prima del previsto, a tutto vantaggio degli utenti. Un altro esempio, che vede sempre Apple accusare un concorrente Android, è quello relativo all’ultimo smartphone Samsung, il Galaxy S III, che per evitare i problemi di design affrontati col suo predecessore (troppo simile ad iPhone a detta dei legali della mela morsicata), si è spremuta le meningi per realizzare un prodotto esteticamente nuovo, dalla linea esclusiva che può piacere o meno, ma che si differenzia in maniera netta dal diretto avversario. Ancora una volta siamo proprio noi utenti finali a trarne vantaggio, a cui viene data la possibilità di acquistare un prodotto realmente nuovo, ma che mantiene tutto il meglio dei precedenti modelli e dall’evoluzione senza sosta del sistema operativo del robottino verde.

In conclusione il pessimo atteggiamento che i grandi produttori hanno iniziato a trasformare in un vizio tutto loro, questa guerra infinita e snervante su brevetti e proprietà intellettuali combattuta nei tribunali di tutto il mondo, era, è e resterà uno spettacolo orribile e sintomo di incapacità di investire da subito nell’innovazione, ma che sotto sotto ci garantisce la possibilità di aspettarci sempre qualcosa di nuovo, lontano dal rischio di accuse di plagio.

Guerre di brevetti e popcorn per gli utenti ultima modifica: 2012-07-19T11:00:11+00:00 da Andrea Savoca

Scritto da Andrea Savoca

"Penso che ancora non siate pronti per questa musica... Ma ai vostri figli piacerà!"