abits_google_glass

Fermate i cyborg. Quello che sembra il titolo di un film di fantascienza in realtà è il nome di un movimento nato in opposizione al lancio sul mercato dei Google Glass. Non perché siano contrari agli occhiali tecnologici in sé e per sé (anche se a dire il vero il look da combattente sayan che garantiscono non è proprio il massimo), sono più che altro spaventati dalle conseguenze che possono avere.

È un po’ inquietante ad esempio il fatto che si possa fotografare e riprendere senza premere alcun tasto. Sarebbe la fine del mestiere dell’agente segreto. Saremmo tutti dei potenziali James Bond in grado di filmare o fotografare senza dare minimamente nell’occhio.

«Perché mi fissi?»

«Oh scusa, mi ero incantato.»

E invece la stavate riprendendo per poi farne chissà cosa di quel filmato!

Ok. Magari sto un po’ esagerando, ma neanche troppo. Basti pensare che l’Unione Europea ha ripreso Google per quanto riguarda la privacy lo scorso ottobre. Come se non fossero già abbastanza i problemi legati alle tasse.

[pullquote align=”left”]Dalla passione per Sasha Grey a quella per le gocciole: su Facebook decidi tu quali informazioni diffondere[/pullquote]In fin dei conti, potete dire, alla privacy ci abbiamo rinunciato quando abbiamo deciso di iscriverci ad un qualsiasi social network. Scrivere una cosa su Facebook e poi lamentarsi che tutti la sanno è fare, come si dice, le lacrime da coccodrillo. Qui però si va un pelo oltre perché un conto è fornire, magari senza rendersene perfettamente conto, i propri dati spontaneamente agli altri. Ad esempio, nel momento in cui metto mi piace alla pagina di Sasha Grey poi non posso lamentarmi se qualcuno mi cataloga come pornodipendente o se sulla colonna della pubblicità compaiono solo Durex e Playboy. Ce la si è cercata, poco da fare. Un altro discorso però è divenire attori della social life degli altri, passivamente. Se davvero è possibile che indossando gli occhiali di Google qualcuno possa arrivare senza problemi al profilo di chi si ha davanti si eccede quello che è il dare spontaneamente informazioni su di sé. Oltre tutto il diritto dell’immagine diverrebbe carta straccia.

A proposito, leggi anche:   Proteggere i minori sul web: quanto e come

abits_google_glass_privacy

In realtà è una cosa da cui non siamo poi così lontani. Non tutto è rigidamente regolamentato; molto spesso i nostri indirizzi mail vengono sfruttati da decine di aziende con cui non abbiamo mai avuto a che fare semplicemente perché eravamo tra i contatti dei contatti di qualcuno che ha accettato i famosi termini e condizioni scritti in piccolo per, non so, scaricare un film ungherese. Lo scenario alla 1984 dipinto da Orwell potrebbe essere dietro l’angolo considerando che poi tutti questi dati sono potenzialmente utilizzabili per influenzare i comportamenti di consumo, ma anche lo stile di vita di intere masse.

Ovviamente la mia riflessione è volutamente estremista perché lo scopo è portare la vostra attenzione su una questione che tendiamo spesso ad ignorare o a reputare marginale, ma tutto sommato non è totalmente errato ipotizzare conseguenze tanto gravi per un prodotto così tecnologico. Potrebbe succedere e in quel caso dovremmo decidere cosa fare per difendere la nostra sfera privata, ma anche come agire per conservare il gusto di affidarci a noi stessi invece che alla tecnologia. Lo so, in fondo sarebbe comodo sapere il prezzo di una maglietta semplicemente osservandola tramite i Google Glass, però se chiedo al commesso quanto costa non è certo per saperne il prezzo, quello si può leggere tranquillamente sull’etichetta.

Google is watching you ultima modifica: 2013-04-02T09:00:40+00:00 da Stefano Gallinaro

Scritto da Stefano Gallinaro