Settimana scorsa vi abbiamo parlato delle nostre perplessità relative alla trama della trilogia più discussa dell’anno, ossia Cinquanta sfumature di grigio/nero/rosso, raccontandovi perché potrebbe tranquillamente vincere il premio come Libro più noioso della storia dell’uomo. Oggi facciamo un ulteriore passo avanti nella nostra analisi e ci concentriamo sullo stile con cui E.L. James ha scritto questi libri. Vi consigliamo di sedervi e mettervi comodi perché stiamo per addentrarci nelle oscurità del non sapere scrivere.

Riassunto delle puntate precedenti (e successive)

A tutti coloro che se lo fossero perso, ricordiamo che questa è la seconda parte della nostra recensione e analisi del caso editoriale del 2012, divisa in più articoli per facilitare la lettura dal momento che il pezzo originale era molto lungo.

Qui sotto trovate tutte gli articoli della serie.

 

Skype, le email e le ripetizioni senza fine

Se c’è una verità piuttosto condivisa nel campo della letteratura è che molto di quello che uno scrive nasce da quello che legge. Lo stile è personale ma questa “personalità” viene costruita a suon di romanzi, di riviste, di saggi e persino di libri scolastici letti. Viene quindi spontaneo chiedersi che diavolo abbia letto la James negli ultimi 50 anni.

La povertà stilistica, quella linguistica e le ripetizioni in loop

Lungi da noi giudicare stilisticamente un caso letterario da 30 milioni di copie dal basso del nostro ruolo di blogger, però alcune cose sono davvero sotto gli occhi di ogni buon lettore e non potevamo ignorarle.

I libri sono scritti con una povertà di linguaggio e di varietà stilistica da far rivoltare nella tomba tutti gli autori che hanno contribuito a dare un corpo alla letteratura del nostro tempo e non ci è ancora chiaro se è proprio così che scrive l’autrice o se invece è stato volutamente steso in questo modo piatto per poter abbracciare un più ampio target di lettori. Qualunque sia il motivo il risultato è imbarazzante: parole scelte a caso, ripetizioni da “non so usare neanche il dizionario dei sinonimi” e una trama che prosegue usando sempre lo stesso metodo. [pullquote align=”left”]Un Grande Fratello in versione cartacea[/pullquote]La storia va avanti giorno per giorno, quasi ora per ora, in modo piatto e monotono, sempre e comunque secondo il punto di vista di Miss Steele (che tra l’altro è laureata in Letteratura). Tutto quello che la James riesce ad introdurre nel secondo libro è un cambio della voce narrante sul finale di una prevedibilità disarmante, mentre nel terzo libro lo stile si fa leggermente (ma proprio leggermente) più decente. Non aspettatevi grandi cose. L’autrice, dopo due libri che raccontano in modo pedante ogni passo che fa Anastasia, scopre in Cinquanta sfumature di Rosso l’esistenza del flashback e ne concentra un numero spropositato nelle prime 100 pagine, dopodiché torniamo alla piattezza a cui ci ha abituati fino alla fine del libro, dove, udite udite, viene introdotto il punto di vista di Mr Grey che rivive il primo incontro con Ana. Il motivo di tutto ciò è ignoto.

[pullquote align=”right”]Ve l’abbiamo già detto che dovete mangiare?[/pullquote]E poi ci sono le ripetizioni, quelle frasi ripetute come un mantra e proposte in diverse varianti che ci accompagnano per tre libri fino a farci venire la nausea. Si parte con “Mangia“, declinato poi con “Anastasia, mangia“, “Anastasia hai mangiato?“, “Ti ho detto di mangiare“, ecc., per arrivare a “Non morderti il labbro” che di volta in volta diventa “Perché ti stia mordendo il labbro?“, “Anastasia, non morderti il labbro“, “Lo sai che effetto mi fa se ti mordi il labbro” e così via. Ad oltranza. A questi due must della trilogia si aggiungono poi la sempre presente dea interiore della protagonista, che recita nel ruolo dell’autostima di Ana nei rari momenti in cui si ricorda di avere una sua personalità, ma che soprattutto emerge quando ci si scontra con le cosiddette parti “erotiche”, e l’onnicomprensiva descrizione degli occhi di lui: “due pozze scure“. Mr Grey ha gli occhi grigi ma che sia arrabbiato, eccitato, deluso o depresso l’autrice ha deciso che il suo sguardo deve avere una qualche analogia con delle pozze scure/profonde, così ogni due o tre pagine finiamo con l’imbatterci in questa descrizione assolutamente priva di significato.

A proposito, leggi anche:   I 7 vizi capitali seriali

Descrizione poi è una parola grossa. La James non sa neanche cosa sia una descrizione. Tre libri e sappiamo a malapena come sono fisicamente questi due cerebrolesi al centro della storia: lei con occhi azzurri, capelli castani e pare (“pare”) fisico perfetto, che si è resa conto di avere solo dopo aver incontrato Mr Grey, e lui con questi fantomatici occhi grigi e il fisico di un dio greco. Della serie “immaginateveli un po’ come vi pare“. Le caratterizzazioni ambientali poi non esistono. Non pervenute. Case, uffici, ambienti esterni, luoghi di vacanza, barche, aerei: non c’è differenza. Anche qui vige la regola “Io scrivo due cavolate, al resto pensate voi con la vostra fantasia“.

Email, email e ancora email

Immaginatevi coinvolti in una relazione. Una relazione sana per essere precisi. Nel 2012 e non nel 1998 (anno d’uscita del film C’è posta per te). La comunicazione con il vostro partner passerebbe indicativamente per:

  • conversazioni faccia a faccia
  • sms e telefonate
  • app tipo whatsapp o viber

Nella trilogia più insulsa della storia dell’uomo la comunicazione passa soprattutto per le email, inviate come se fossero semplici messaggi perché non superano quasi mai le 3 righe. Parlare normalmente è una rarità e di solito è un fenomeno che si manifesta quando lei decide che è l’ora dei capricci.

[pullquote align=”left”]Qualcuno ci salvi dalle email![/pullquote]Ma non è questo il problema principale. Il problema è che ci sono pagine e pagine e ancora pagine con queste benedette email che si scambiano Christian e Anastasia. All’inizio pensi: “Lei sta a Portland, lui a Seattle. Se escludi il contenuto potrebbe quasi avere un senso“. Poi arrivi al terzo al libro, dove sono sposati, e trovi ancora email che ad un certo punto cominci a saltare con la stessa rapidità con cui salti le ormai noiosissime parti erotiche, perché, fidatevi, comincerete a skipparle (ma ad un certo punto la James smetterà di descriverle perché non sa più che cosa inventarsi per dare del brio al libro).

In realtà non abbiamo ancora stabilito se è più deprimente il contenuto delle email, che oscilla tra le provocazioni più varie e le domande esistenziali che lei non è capace di fargli guardandolo in faccia (anche dopo il matrimonio), oppure quel brillante adattamento della firma in base alle situazioni che raggiunge il suo apice il giorno in cui lui si firma, e citiamo testualmente:

[quote style=”1″]Christian Grey

Amministratore delegato & Fanatico del culo, Grey Enterprises Holdings Inc.[/quote]

Si commenta da solo.

Tra l’altro ad un certo punto, all’inizio di Cinquanta sfumature di Rosso, l’autrice si azzarda persino a riportare la conversazione tra Ana e la sua amica Kate. Che avviene su Skype. Un software che viene descritto come composto al 90% da magia nera e al 10% da folletti considerando che la povera protagonista lo vede con lo stesso misto di ammirazione e sconcerto con cui vedevano la televisione negli anni ’40 o il telefono all’inizio dello scorso secolo.

Insomma, non è chiaro se l’autrice abbia problemi a rapportarsi con la tecnologia di questo secolo oppure se abbia volutamente reso la protagonista di questo caso editoriale una sfigata (passatemi il termine) su tutti i fronti, ma il risultato è quasi anacronistico e decisamente imbarazzante.

Cinquanta sfumature di… BASTA! – Email, email everywhere! ultima modifica: 2012-10-22T12:00:11+00:00 da Erika Gherardi

Scritto da Erika Gherardi