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Lo Stoner Rock, primigenio e roboante sottogenere dell’infinito mondo del beato “schitarrare”, ha mosso i primi passi all’inizio degli oramai lontani anni ’90. I genitori di questo genere, i veri e propri padri fondatori di un nuovo modo di suonare raw, grezzo, possono essere considerati a tutti gli effetti i californiani di Palm Desert, i Kyuss. Il disco che recensiamo in quest’articolo è una vera e propria miliare, un manifesto, per l’intero genere: Blues For The Red Sun, il loro terzo cd in ordine cronologico, datato 1992, ma il primo in grandezza.

L’album, che gronda energia da ogni suo poro, è il perfetto mix fra granitiche dosi di chitarra elettrica e un suono oscuro, dato dalle tonalità molto basse utilizzate. Una vibrazione sporca e snaturata al punto giusto, insomma. S’inizia con le massicce Thumb e Green Machine, per poi giungere all’adrenalinica 50 Million Year Trip (downside up) fino al capolavoro Thong Song.

Una prima parte che già varrebbe indubbiamente il prezzo del biglietto. Fortunatamente, la band non cade nel classico errore di sfornare “pezzoni da urlo” soltanto fra le prime tracce e continua a guidarci con assoluta coesione in questo fantastico viaggio fra macigni che ci piovono letteralmente addosso. Degni assolutamente di nota sono anche la “desertica” Freedom Run, la vigorosa Writhe per concludersi con quell’oceanica psichedelia cui veniamo dati in pasto in Mondo Generator.

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I protagonisti di questo capolavoro del rock raffinatamente rozzo che s’interseca fra i vari brani sono tutti i membri della band, protagonisti futuri di carriere fuori dalle righe o fortunate. John Garcia, frontman e cantante, ci accompagna con la sua voce roca e graffiante in questo viaggio roccioso, urlando il suo manifesto motto “I hate slow songs” nella già citata Thong Song. Il futuro lo vedrà alle prese con numerose band, dopo lo scioglimento di questo suo primo gruppo, e infine lo vedrà approdare al delicato mondo della veterinaria. L’altro comprimario è sicuramente Joshua Homme, celeberrimo per il suo futuro da leader maximo nei Queens of The Stone Age, autore di assoli e furiose schitarrate già indimenticabili in questa perla dei primi anni ’90. Senza nulla togliere all’eccellente bassista Nick Oliveri, o alla sfilza di batteristi che hanno ingrossato le fila di questo gruppo, fra cui uno dei migliori è stato Brant Bjork, folle dinamitardo delle percussioni di quest’album.

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I testi di questa pioggia di meteore a ciel sereno sono pressappoco sintetici sintagmi nichilisti, in cui è manifesto un disagio similare a molta altra musica coeva. Un surplus forse appena sufficiente al contenuto globale dell’opera in sé, ma che comunque di certo non danneggia in modo allarmante tutta la sovrastruttura musicale senza dubbio sopra la media di certo rock classico e più scanzonato. Godetevi dunque questi adamantini cinquanta minuti di puro rock allo stato brado.

Enjoy the sound, enjoy the Kyuss!   

Tracce dell’album:

  1.   Thumb – 4:41
  2. Green machine – 3:38
  3. Molten universe – 2:49
  4. 50 Million year trip (downside up) – 5:52
  5. Thong song – 3:47
  6. Apothecaries’ weight – 5:21
  7. Caterpillar march – 1:56
  8. Freedom run – 7:37
  9. 800 – 1:34
  10. Writhe – 3:42
  11. Capsized – 0:55
  12. Allen’s Wrench – 2:44
  13. Mondo generator – 6:15
  14. Yeah – 0:04 

Formazione Band:      

John Garcia – voce

Josh Homme – chitarra

Nick Oliveri – basso

Brant Bjork – batteria

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Blues For The Red Sun – Piovono macigni nel deserto ultima modifica: 2013-03-07T09:00:47+00:00 da Simone Bellitto

Scritto da Simone Bellitto