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Talvolta le grandi idee sono armi a doppio taglio e così come possono portare al successo finiscono anche con il vincolare gli sviluppatori a quell’unica geniale pensata che li ha portati a diventare famosi in tutto il mondo. No, non sto blaterando sul nulla, sto parlando di Rovio ed Angry Birds. Una diffusione planetaria, una serie che non smette mai di rinnovarsi, ma una croce per la società che a quanto pare si è rivelata incapace di replicare il suo stesso successo con altri titoli. A quel punto all’azienda rimaneva solo una cosa da fare: sfruttare il brand il più possibile finché ha un qualche valore.

Da Angry Birds a Star Wars

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All’inizio era solo Angry Birds: uccelli incazzati contro maiali verdi cattivi che avevano sottratto loro le preziose uova. La storia non era complessa e il gioco, di per sé, nemmeno, ma aveva un livello di sfida piuttosto bilanciato e un gameplay tutto sommato divertente e capace di soddisfare la voglia di distruzione che giace in ognuno di noi. Insomma, agli albori dei giochi per mobile, quando ancora la direzione da prendere per monetizzare non era del tutto chiaro, il gioco di Rovio ha saputo affermarsi con decisione.

Ma un singolo gioco non bastava e di sicuro non poteva essere aggiornato all’infinito. L’idea quindi era quella di crearne altre varianti. Prima è arrivato Season, in grado di regalarci nuovi livelli puntando sulla festività del momento: Natale, Pasqua, Halloween, persino San Patrizio. L[pullquote align=”left”]Rovio e Blue Sky Studios: una collaborazione poco fruttuosa[/pullquote]’azienda finlandese non ci ha fatto mancare niente e sull’onda del successo ha optato per una partnership, quella con Blue Sky Studios e 20th Century Fox per dare vita ad una nuova versione del gioco: Angry Birds Rio. Ispirato all’omonimo film, ne riprende storia ed ambientazione, forte del fatto che i protagonisti siano penne-muniti. Il successo di Rio è stato abbastanza discutibile per quanto riguarda l’aspetto videoludico; non c’era niente di nuovo, il film non ha spinto abbastanza i download e gli utenti cominciavano a stancarsi del meccanismo. Come dar loro torto? Persino io che mi sono divertita parecchio a guardare il film ho disinstallato il gioco dopo i primi livelli.

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Era decisamente tempo di innovarsi e gli sviluppatori hanno tirato fuori dal cilindro qualcosa che variasse un po’ la meccanica di gioco introducendo un’ambientazione nuova e una variabile difficilmente ignorabile. Tra spazio e gravità fa il suo ingresso sugli store Angry Birds Space. Il successo non è certo pari a quello della prima applicazione, ma nonostante tutto riesce a farsi strada e a conquistare un discreto numero di utenti, sorpresi per quella piccola novità che richiede di ingegnarsi per sfruttare al meglio il nuovo fattore.

Forti di questo rilancio del brand e dell’apprezzamento mostrato dagli utenti per le novità introdotte, in Rovio hanno pensato bene di cogliere l’attimo e proporre quello che io personalmente ritengo il gioco più interessante di tutta la serie: Angry Birds Star Wars. Ad essere onesti non ha registrato grandi numeri in quanto ad installazioni sui dispositivi mobili, però può contare su una certa varietà e su tutta la forza di una saga amatissima da 30 anni a questa parte, oltre che su una storia nota ma rivisitata per sposarsi bene con i personaggi che hanno reso famosa l’azienda finlandese.

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Il merchandise dientro al brand è qualcosa di davvero esagerato a mio avviso. Recentemente mi sono imbattuta persino nell’uovo di Pasqua marchiato Angry Birds; non sto dicendo che non vorrei riceverlo, però è chiaro che Rovio sta chiedendo il sangue alla sua serie più famosa e non è una cosa che potrà durare ancora a lungo.

[pullquote align=”right”]Grandi aspettative corrispondono a grandi delusioni[/pullquote]Ma il vero sintomo di uno sfruttamento senza limiti sono i cartoni animati, Angry Birds Toons. Ad essere onesta quando ho letto la notizia per la prima volta sono corsa ad impostare il reminder sul calendario per ricordarmi che il 16 e il 17 di Marzo sarebbe andata in onda la season premiere. Ero curiosa di sapere cosa avevano partorito questa volta perché, tutto sommato, le potenzialità per uno show di successo le vedevo, vedevo persino l’occasione di rilanciare e rinnovare un po’ la storia. Il 18, smartphone alla mano, apro Angry Birds Star Wars (da noi la serie è infatti seguibile praticamente solo tramite le app di Rovio) e avvio il primo episodio. Un consiglio: non distraetevi perché non solo è quasi muto, ma dura talmente poco che ogni secondo potrebbe essere prezioso. 5 minuti che come interesse e modalità ricordano Will & il coyote. Lì sono crollate le mie aspettative perché nel profondo mi aspettavo qualcosa di divertente e un po’ più longevo, qualcosa che ricordasse, per esempio, I pinguini di Madagascar.

Un’altra possibilità ai finlandesi comunque la darò, in fondo siamo solo all’inizio, ma dubito che lo show possa cambiare rotta.

Geniale, forse troppo

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La verità è che Angry Birds è stato uno dei giochi più geniali che siano stati proposti agli albori dell’era mobile, quando ancora non c’erano competitor interessanti e la linea per il successo l’hanno tracciata proprio loro, i geni dietro alla serie.

Eppure tutto si è limitato a quello, ad una serie che continua ad appassionare ma che non incuriosisce tanto da portare gli utenti a provare altri giochi targati Rovio. Un successo che suona come una condanna e che ha spinto gli sviluppatori a sfruttare il brand fino al midollo, creando nuovi capitoli, nuovi livelli, peluche, giochi e persino cartoni, che però sono solo il sintomo di un fenomeno destinato ad esaurirsi.

 

Angry Birds: un successo che sa di condanna ultima modifica: 2013-04-07T09:00:26+00:00 da Erika Gherardi

Scritto da Erika Gherardi