Got a secret, can you keep it?

Premessa: Si intende affrontare la presentazione di questo telefilm con uno stile a tratti ironico cercando di alleggerire così in qualche modo quel perenne stato d’ansia che si respira nella tranquilla (per esempio, qui sono ironica) cittadina di Rosewood. E se leggerete fino alla fine quest’articolo, vi svelo chi è “A”!

Uno degli aspetti più interessanti e profondi di una serie tv è solitamente l’immedesimazione. I personaggi sono tanti, le storie anche di più e per questo diventa quasi naturale e spontaneo trovare quella personalità in cui più ci rispecchiamo e che più rappresenta la nostra quotidianità. In fondo Pretty Little Liars è proprio questo: una storia comune di ragazze ordinarie in cui ritrovarsi perché, alla fine, chi non riesce a rispecchiarsi nei problemi di una “normale” adolescente… perseguitata da uno stalker che si finge un’amica defunta, che conosce tutti i più oscuri segreti e li utilizza per un eterno ricatto? Come dicevo… ordinario.

Ma andiamo con ordine e cerchiamo di capirci qualcosa tornando a quella sera nel capanno dove tutto ebbe inizio.

Lo sfondo è una notte tempestosa, e come poteva essere altrimenti? Le protagoniste sono cinque spensierate giovani amiche che trascorrono una tranquilla serata tra sorrisi e segreti, e fin qui tutto normale. Se non fosse che dopo essersi addormentate, al loro risveglio, il gruppo è improvvisamente diminuito in numero visto che Alison è misteriosamente scomparsa. Servirà un salto in avanti nel tempo per capirci qualcosa, e dopo un anno dall’accaduto, Aria Montgomery (Lucy Hale) torna a casa dove tutto è cambiato o quasi. L’amicizia e le ragazze non sono più quelle di una volta, la spensieratezza è  ormai un ricordo lontano e l’unica costante sembra essere la scomparsa di Alison DiLaurentis (Sasha Pieterse). Chiamatela coincidenza, destino, conseguenza o puntualità ma il ritorno a casa di Aria corrisponde sia ad una fine che ad un inizio: il corpo di Alison viene finalmente ritrovato (?) ed intanto un anonimo/a “A” comincia a giocare con i ricordi di Spencer, Aria, Hanna e Emily con i loro segreti, con le loro emozioni, proprio come Alison amava tanto fare in vita.

Il mondo delle quattro ragazze cambia, si trasforma, evolve tra nuovi arrivi ed inaspettati e inquietanti ritorni (e si Jenna, parlo di te), infiniti dubbi e poche certezze, il tutto sotto l’occhio vigile e mai stanco di un’entità dall’interminabile tempo libero. “A” rimette insieme quel gruppo così come Alison l’aveva formato, con il semplice intento di distruggerlo ancora una volta sotto il peso dei segreti che lo reggevano. Ma ciò che A non sapeva era qualcosa che in fondo era sempre sfuggito anche ad Alison, ossia la forza individuale delle ragazze che sfocia in una collettività potentissima. Alison non aveva mai considerato le sue amiche all’altezza di quella vita estrema che desiderava vivere, aveva sottovalutato Aria e il coraggio che riesce a mostrare in situazioni critiche; aveva umiliato Hanna (Ashley Benson) non immaginando quanto forte potesse diventare al di là delle sue insicurezze; aveva giocato con i sentimenti di Emily (Shay Mitchell) ignorando la sua capacità di resistere e rimettersi in gioco; aveva cercato inutilmente di placare la prorompente determinazione di Spencer (Troian Bellisario), preoccupata che potesse aprire gli occhi e rendersi conto di non essere una seguace ma un leader.

“A” cerca di far crollare quel gruppo che ha riunito non riuscendo paradossalmente a capire di averle rese in questo modo praticamente invincibili perché ora, fuori dall’ombra di Alison, Aria, Hanna, Emily e Spencer sono finalmente libere di essere sé stesse e di poter affrontare ogni situazione al massimo del loro potenziale, insieme. Nonostante una vita per così dire “movimentata”, le quattro ragazze decidono di continuare a viverla a viso aperto, di lottare per un amore proibito o per i propri sogni, decise a non arrendersi di fronte a chi pretende di tirare le fila delle loro esistenze.

Trash. Banale. Sopravvalutato. Gli aggettivi su “Pretty Little Liars” si sono sprecati forse perché è troppo difficile immaginare il genere thriller in un paio di Chloè anziché all’interno di una fondina. Forse però provando a liberarsi dai pregiudizi, si potrebbe scoprire un mondo più complicato e per questo più interessante di quanto si possa pensare.

Il gene del Segreto

È terribilmente vero quando si dice che la mela non cade mai lontano dall’albero. Le giovani protagoniste non saranno modelli di virtù e sincerità ma rispettivi genitori certo non scherzano. Sebbene la società li consideri ufficialmente adulti, anche loro affrontano un percorso di crescita, alcuni più di altri.

I Montgomery. Ella (Holly Marie Combs) e Byron (Chad Lowe) cercano di mantenere una sorta di equilibrio e stabilità ma il loro problema maggiore è che troppo spesso vengono talmente assorbiti dai loro contrasti personali da dimenticare di avere due figli adolescenti che hanno ancora bisogno di una guida. Entrambi hanno cresciuto Aria in modo che diventasse indipendente e matura per questo non possono poi lamentarsi quando lei prende decisioni che rispecchiano questa crescita. La differenza tra loro sta però nel modo di affrontare il cambiamento: se Ella si rende conto dei suoi errori e capisce di non poter pretendere che Aria segua alla lettera i suoi insegnamenti, Byron sembra aver dimenticato di essere stato tutto tranne che un esempio di maturità, compromettendo a volte un rapporto di già incrinato. Ad uscirne vincitrice è però Ella che si evolve imparando a vedere sua figlia come una donna ma non smettendo mai di proteggere lei e le persone a cui vuole bene come solo una buona madre saprebbe fare.

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I Fields.  Troppe volte rappresentati solo dalla figura materna, Pam (Nia Peeples) e Wayne (Eric Steinberg) sono i genitori che tutti vorrebbero avere: comprensivi, attenti, orgogliosi di Emily e pronti a sostenerla in ogni occasione. Ma come qualsiasi essere umano, sono anche genitori con degli ideali e delle convinzioni che in questo caso affondano le radici nel tradizionalismo e nel moralismo. Quando Emily riesce finalmente ad ammettere di essere gay, tutti i progetti e quell’immagine perfetta di sua figlia che Pam aveva creato nella sua mente sembrano crollarle addosso, mettendola di fronte ad una realtà a cui non era preparata. Pam cerca di affrontare e capire il cambiamento ma la verità è che non si smette di essere madre e proprio quell’istinto naturale di proteggere sua figlia le permetterà di accettarne ogni scelta e di riconoscere in lei la stessa ragazza che aveva educato e cresciuto. Dal canto suo Wayne, nonostante l’altalenante presenza a causa del suo lavoro, è sempre il vincitore senza avversari del premio “Padre dell’anno”, consacrando ogni istante libero alla felicità di sua figlia.

I Marin. I Marin in realtà non esistono, non come coppia almeno. A parte sporadiche e vane apparizioni da guest star di suo padre Tom, Hanna sa di poter contare esclusivamente sulla presenza e sull’appoggio di sua madre Ashley (Laura Leighton). Tra gli alti e i bassi che possono caratterizzare le dinamiche di una madre single che lavora, Ashley rappresenta un modello materno assolutamente positivo. Disposta al proverbiale “tutto” per proteggere Hanna, Ashley è riuscita a creare un rapporto di fiducia con sua figlia, lasciandole i suoi spazi ma cercando di vegliare su di lei, riuscendo ad equilibrare divieti e concessioni ed entrando nell’ottica prettamente giovanile in cui un’opposizione si traduce in fermo consenso. Hanna e Ashley formano una squadra consolidata ed è questo che avvicina Ashley ai problemi reali di sua figlia prima di tutti gli altri genitori.

Gli Hastings.  E già, infine  ci sono gli Hastings, lasciati per ultimi perché loro sono i “migliori”. Peter (Nolan North) e Veronica Hastings (Lesley Fera) sono i genitori perfetti … per Pretty Little Liars: bugiardi, criptici, occasionalmente di parte e vagamente inquietanti. Abituati a una vita benestante, gli Hastings hanno imposto una sorta di implicito standard sul loro cognome, che li rendi competitivi, sicuri di sé, obbligati a vincere in ogni occasione e soprattutto con ogni mezzo. Se Melissa rispecchia in pieno lo stile Hastings, Spencer  si ritrova spesso “incastrata” sotto una maschera che non è ancora sicura di voler indossare. E proprio questo suo bisogno contrastante di essere all’altezza e di essere contemporaneamente diversa la mette in una posizione di perenne scontro con sua sorella e con i suoi genitori. E se Veronica ha problemi di fiducia ma alla fine cerca sempre di proteggere entrambe le figlie, Peter passa da un’inquietante aggressività per nascondere i suoi segreti ad una conveniente docilità una volta svelati. Non c’è da sorprendersi se Spencer abbia sperato di essere adottata dalla famiglia di Aria!

Alison diceva sempre che sono i segreti a reggere un’amicizia ma la verità è che Spencer, Aria, Emily e Hanna sono così unite perché hanno trovato, l’una nell’altra, quella famiglia che spesso sentono troppo distante.

P.S. Un tributo va di diritto al “Club delle mamme della stazione di Polizia” formato da Ella, Ashley e Veronica perché c’è chi prepara i biscotti in casa e chi invece va a recuperare la propria figlia dalla stanza interrogatori.

Il Decalogo di Pretty Little Liars

L’ultima cosa che ci si aspetta da una serie tv come “Pretty Little Liars” è che sia tremendamente enigmatica. Ciò che segue dunque è un decalogo per principianti che si apprestano a guardare un telefilm così semplice da capire:

  1. Due persone possono mantenere un segreto se una di loro muore.
  2. Non fidarti di nessuno, mai.
  3. Non restare solo in casa durante e soprattutto dopo un episodio.
  4. Non entusiasmarti per aver capito una cosa, ce ne saranno altre dieci incomprensibili pronte a travolgerti.
  5. Genitori, fratelli e forze dell’ordine sono spesso meno affidabili di un serial killer con un machete.
  6. Anche se qualcuno viene scagionato dalle accuse, non significa che sia innocente.
  7. L’A-Team non è una serie tv degli anni ‘80.
  8. Il messaggio di “SOS” è impostato come preferito in tutti i cellulari.
  9. Non avere dubbi: c’è sempre qualcuno che osserva (NAT).
  10. Non importa quanto imprecherete contro lo schermo, nonostante tutto quello che è successo, Spencer, Aria, Hanna e Emily si ostineranno spesso ad agire senza nessuno che le guardi le spalle.

So cosa hai fatto

Chi è A? Chi ha ucciso Alison? Chi sceglie gli accessori di Aria? Sono interrogativi destinati a rimanere insoluti con l’esplicito scopo di entrare nella testa e lasciarti in balia di un perenne dubbio.

P.S. Avevo promesso di svelarvi chi fosse A… e voi ci avete creduto? Avete davvero bisogno di guardare Pretty Little Liars!

Sinceramente vostra,

-A

 

A-Factor: Pretty Little Liars ultima modifica: 2013-09-09T04:05:48+00:00 da Rita Ricchiuti

Scritto da Rita Ricchiuti